1 agosto 2015
Partenza da Roma con Iberia per un rapido scalo a Madrid. Da Madrid, undici ore su un aereo della LAN Chile per arrivare in Ecuador, a Guayaquil. Lì rapido cambio di gate per un’altro volo interno, soli tre quarti d’ora, per atterrare in serata a Quito. Seconda capitale più alta del mondo, dopo La Paz: 2800 metri sul livello del mare.

Abbiamo le nostre stanze all’Hotel Real Audiencia (link qui), in pieno centro. E’ un albergo molto buono, di lusso per gli standard locali, con un ottimo ristorante panoramico all’ultimo piano. Quattro piani in tutto, di cui i primi tre destinati alle stanze. Niente ascensore. Nel portare i bagagli di peso in stanza l’altezza si fa sentire. Abbiamo tutti con un po’ d’affanno 😉 Recuperiamo subito appena entrati in stanza col cioccolatino di benvenuto by República del Cacao (link qui)! E’ una delle produzioni locali più diffuse e gustose.
2 agosto 2015

Fatta colazione siamo pronti per visitare Quito. Il centro storico è abbastanza contenuto come estensione e si visita con relativa facilità a piedi.





Quello di Quito è uno tra i centri storici di epoca coloniale più belli, più estesi e meglio conservati dell’intero continente sudamericano e dal 1978 è patrimonio dell’UNESCO. È pieno di persone che vanno e vengono e, come spesso si vede in Sud America, pieno di lustrascarpe. Una professione che da noi è scomparsa da tempo ma che in tutta l’America latina mantiene la sua importanza, occupando giovani e meno giovani.





Proprio di fronte all’albergo abbiamo la Iglesia de Santo Domingo. Da lì raggiungiamo poi la Plaza Grande, dove si affacciano i palazzi del governo, e visitiamo la Catedral Metropolitana. La Cattedrale di Quito è sorta tra il 1562 ed il 1565, ma è stata più volte ricostruita a causa dei danni che ha subito in conseguenza di eruzioni e terremoti. Al suo interno è sepolto il Maresciallo Sucre, figura rilavante non solo nella storia dell’indipendenza dell’Ecuador ma anche di quella della Bolivia. Da noi l’unico nome di eroe legato a quelle vicende è quello di Simón Bolívar. Considerato uno degli uomini più fedeli allo stesso Bolívar, Sucre fu uno dei personaggi più influenti delle guerre d’indipendenza ispanoamericane, durante le quali fu presidente della Bolivia, governatore del Perù, generale capo dell’esercito della Grande Colombia e comandante dell’Esercito del Sud!




Proseguiamo l’itinerario visitando successivamente El Sagrario, la Iglesia de la Compañia de Jesùs e la Iglesia de San Francisco con relativo museo annesso. Lo stile di quest’ultima basilica si è evoluto molto nel corso dei ben 143 anni necessari alla sua di costruzione (dal 1537 al 1680) a causa dei terremoti e dei cambiamenti avvenuti negli stili architettonici. La visita del museo avremmo voluto farla con la guida ma tra i tempi lunghi sudamericani (scordatevi concetti nostrani come la puntualità) ed i nostri impegni pomeridiani abbiamo dovuto arrangiarci senza.




A metà mattinata abbiamo infatti appuntamento vicino l’albergo con Giovanni, il nostro autista. Giovanni (si chiama proprio così e non Juan come pensavo all’inizio) lavora per la ditta di Ivan Collantes (link qui) e guiderà il nostro mezzo nelle prossime due settimane. Noi siamo in quindici e l’autobus è da trenta posti. Staremo comodi, ottimo! 😅





Giovanni ci accompagna con il bus sulla cima della collina che domina la città, chiamata El Panecillo. Siamo a 3000 metri e la vetta è sormontata dalla enorme statua della Vergine del Panecillo, alta ben 45 metri. La Vergine calpesta un grosso serpente (che a me sembra più un drago, ma vabbè…) e sembra sia l’unica statua rappresentante una Vergine alata. Dal parco si domina tutta Quito e si scorgono i vulcani che circondano la capitale, tra cui il Cotopaxi (5897 metri) ed il Cayambe (5790 metri).





Il parco è pieno di ragazzi che giocano con gli aquiloni. Volteggiano altissimi nel cielo e sono uno spettacolo bellissimo. Mangiamo lì – la zona è piena di bancarelle che cucinano salsicce e carne. Il tempo è splendido, il cibo buono e la birra troppo gasata. Ma deve piacere così, perché la Cerveza Pilsener la troveremo ovunque. Personalmente durante il viaggio ho preferito la più normale Club, anche se meno diffusa rispetto alla appunto gasatissima Pilsener.




Dopo pranzo siamo andati alla Mitad del Mundo, come chiamano qui l’Equatore. Abbiamo Raggiunto San Antonio de Pichincha, dove abbiamo visitato il Museo Intiñan (link qui).



E’ un museo all’aperto ed è risultato più interessante di quello che pensavamo. Sono state ricostruite delle capanne che riproducono il modo di vivere e le usanze delle antiche culture pre-colombiane. Mi ha colpito molto un diorama rappresentante la zona amazzonica, con tanto di anaconda impagliata e soprattutto con la possibilità di vedere una vera testa rimpicciolita. Affascinante. Ne avevo già viste alcune a New York al Metropolitan Museum, ma sempre sotto una teca. Ci spiegano che le teste dei nemici vinti venivano disossate e bollite. Poi, riempite di pietre per mantenerne la forma, venivano fatte essiccare. Erano poi inserite sulla punta dei bastoni degli sciamani o portate al collo dai grandi capi delle tribù.





Alla fine del museo c’è la zona “sperimentale”, dove vengono eseguite delle dimostrazioni su alcuni fenomeni naturali legati alla linea dell’equatore. Uno di questi vuole rendere visibile la Forza di Coriolis e prevede che, stappato un lavandino, l’acqua vortichi in senso orario nell’Emisfero Boreale ed in senso antiorario in quello Australe. Wikipedia (link qui) ci assicura che sia un trucco, però che dire… l’acqua girava come doveva girare 🤷🏻♂️
Lasciata la Mitad del Mundo andiamo alla Riserva Geobotanica di Pululahua, dove ci siamo bevuti una bella birra affacciati sulla caldera spenta del vulcano Pululahua. Diciamo che c’era poco da vedere a causa di una nuvola che copriva il panorama e che abbiamo prontamente approfittato dell’occasione per trasformare l’escursione in un momento relax 🍻




Il nostro capogruppo ci comunica che, rientrando a Quito, dobbiamo incontrare Fabio Tonelli, il referente di Avventure, per ritirare i documenti per la crociera alle Galapagos. E che siamo stati tutti invitati a cena a casa sua! Fabio è il titolare della Tonelli Tours, una agenzia viaggi focalizzata sulle Galapagos. Ci accoglie calorosamente a casa sua e, mentre la moglie e la figlia finiscono di cuocere la pizza per la cena, lui ci racconta la sua vita avventurosa.
Fabio viveva a Torino dove aveva lavorato per una decina d’anni con un ruolo dirigenziale in FIAT. Dopo quest’esperienza era passato nel settore dell’editoria in Rusconi. Una vita stabile ed ordinaria.
A quarant’anni la sua vita però subì una frattura. La sorella gemella si ammalò gravemente e morì. Fabio l’aveva assistita fino alla fine e le aveva promesso di proseguire l’opera da lei svolta nell’Associazione Salesiana Mato Grosso (link qui). Di fronte alla sua richiesta di poter raggiungere una missione per aiutare, i padri salesiani gli avevano proposto tre mete. I più gettonati Brasile e Perù oppure l’Ecuador, un posto dove nessuno voleva andare. Fabio risoluto aveva risposto: se mi dite dov’è l’Ecuador, ci vado io. Aveva così lasciato da un giorno all’altro lavoro e famiglia (una moglie e due figli) ed era partito per l’Amazzonia.
Lì però il suo carattere lo aveva portato velocemente in contrasto con i padri salesiani. Fabio non accettava che questi educassero ai bambini parlando loro solo di diavoli e d’inferno. Un giorno, non riuscendo più a trattenersi, si era alzato in piedi durante la messa e aveva detto ad alta voce ai bambini: non date retta a quel prete: il solo diavolo qui è lui 👹 Stategli lontano e siate felici. Il giorno dopo i salesiani lo sbatterono fuori senza pensarci due volte!
Fabio a quel punto decise di non tornare alla sua vecchia vita e prima aveva seguito un corso da guida naturalistica nella foresta equatoriale per poi trasferirsi sulla costa dell’Ecuador. Lì alla fine era diventato un cuoco. Ad un certo punto si era imbarcato proprio come cuoco su una nave ed era sbarcato alle Galapagos, dove aveva trovato il suo paradiso. Ed in quel paradiso aveva conosciuto Sesibèl, una ragazza di vent’anni con cui fu amore a prima vista! Era talmente bella che lui la chiamava Sexybel: Siccome ho 80 dollari in tutto, affittiamo una baracca senza luce né acqua. Viviamo lì dentro per un anno intero, l’anno più bello della mia vita. Insieme avevano aperto un ristorante che aveva ottenuto un discreto successo.
Ma tutte le favole finiscono prima o poi e, ad un certo punto, era (ri)comparso il marito di Sesibèl. Ora io non ho capito se lui sapesse che lei fosse sposata, comunque il punto era che questo marito rivoleva la moglie! Fabio l’aveva affrontato certo dei sentimenti della ragazza verso di lui: Lei ama me! Il marito allora in piena notte, armato di quattro bombole di gas, aveva fatto saltare in aria il loro ristorante 🧨 La mattina dopo, viste le rovine fumanti del locale, Sesibèl aveva deciso ovviamente di tornare da lui, perché le aveva dimostrato di amarla veramente 🤷🏻♂️
Fabio allora aveva aperto una agenzia di viaggi ed alla fine aveva sposato l’attuale moglie, una professoressa universitaria di Quito. Con lei aveva avuto altri tre figli e oggi, dopo vent’anni di matrimonio, ci racconta di averle confessato: mi paiono venti minuti che ti ho sposato.
Fabio mantiene i contatti con i figli in Italia e collabora con la RAI come consulente per varie trasmissioni naturalistiche in Amazzonia e alle Galapagos. Ha anche recitato con una piccola parte in Rapimento e Riscatto, film con Russel Crowe e Meg Ryan che doveva essere girato in Colombia ma poi, a causa dei pericoli legati alla sicurezza, fu girato in Ecuador.
Fabio è un fiume in piena di parole ma, fatta la tara alle tante cose che ci ha raccontato, ci fa trascorrere una serata gradevole e molto diversa da quella che ci aspettavamo. Torniamo in albergo belli carichi e pronti per iniziare il viaggio in Ecuador. Da domani saremo in Amazzonia!
3 agosto 2015

La mattina lasciamo Quito per i nostri due giorni in Amazzonia. Sebbene il mese di Agosto sia in piena stagione secca, il tempo è comunque abbastanza variabile. Viaggiamo sotto un cielo plumbeo e pesante. Ci dicono che in Amazzonia abbia piovuto molto nei giorni passati – ma non era la stagione secca?!? – e che la via che avremmo dovuto percorrere sia allagata. Ragion per cui ci alziamo all’alba, perché dobbiamo necessariamente allungare il percorso per aggirare l’ostacolo.


Facciamo qualche sosta ogni tanto. A volte per fare carburante, altre per sgranchirci un po’ le gambe. Sempre in piccoli agglomerati urbani che sembrano esistere solo in funzione di una pompa di benzina o di un incrocio.



Alla fine arriviamo alla nostra meta: il Jungle Lodge El Jardin Aleman (link qui). La zona è quella di Puerto Misahuallì, sul Rio Napo. E’ da queste parti che Francisco de Orellana iniziò la sua avventura in cerca del mitico El Dorado. Non trovò la città perduta, ma scoprì il Rio delle Amazzoni, di cui il Rio Napo è un affluente, e lo percorse fino all’Atlantico.



All’arrivo al Jardin siamo subito accolti dal personale, che annovera anche alcune are coloratissime che hanno eletto a propria dimora la struttura. Sono animali feriti che ormai svolazzano da un capo all’altro della zona ricreativa del Jardin.
La sistemazione è ottima. Bungalow per due persone, zanzariere alle finestre, amache nelle verande. E tanto verde. I viali del Jardin Aleman sono curati, con tanti fiori a rallegrarli. Siamo ai bordi della foresta pluviale: un enorme, forse infinita distesa verde. Vista così non sembra un ecosistema fragilissimo, qual è in realtà. Qui le piante che facciamo crescere nei vasi dei nostri balconi sono alberi torreggianti. A guardarli sembra di essere sulla Isla Nubla di Jurassic Park. Ti senti piccolo piccolo e ti aspetti veramente che un lucertolone gigante faccia capolino tra quelle fronde!



Staremo qui due giorni. Subito ci illustrano le escursioni in programma su una mappa. Per il giorno dopo sono previste due escursioni a piedi nei pressi del Jardin. Per il giorno successivo invece prenderemo una lancia fluviale per addentrarci in una zona meno antropizzata.

Ci spiegano che non vedremo i grandi animali dell’Amazzonia, i giaguari o le anaconde. Vivono molto più all’interno della foresta e comunque con tutto il chiasso che facciamo noi turisti anche quando pensiamo di essere silenziosi li faremmo comunque allontanare! Andiamo a dormire carichi di aspettative per l’escursione del giorno dopo e mi addormento ascoltando il rumore del fiume. La notte piove così intensamente da svegliarci, ma il mattino porta di nuovo il sole.
4 agosto 2015


Come dicevo la giornata è splendida ed assolata. Il Jardin Aleman ci fornisce degli stivali, visto che cammineremo nel fango. Forse l’ho accennato, ma vale la pena di ripeterlo: qui piove ogni santo giorno, anche nella cosiddetta stagione secca. Quindi il fango è sempre presente nelle passeggiate. Di stivali ne hanno tanti e di varie misure. Scelgo quelli di una misura inferiore alla mia, visto che il mio numero mi va un po’ largo. È importante avere una buona calzatura con gli stivali con questo terreno, sennò si rischia che si sfilino camminando!




Siamo accompagnati da una guida del Jardin e, come da programma, neanche facciamo i primi passi nella foresta che iniziano le prime scivolate e le prime cadute 🤪 Ci si muove su sentieri già battuti ed il tour dura tutta la mattinata. Mi sentirei di dire che il livello di difficoltà di queste escursioni sia semplice. Ma se non si ha un buon senso dell’equilibrio si rischia di cadere facilmente, proprio per la poca aderenza del suolo. Cosa che è successa spesso a qualche partecipante.






La foresta è immensa e percorrerla su e giù per i suoi pendii è una scoperta continua. La nostra guida ci apre la strada col suo machete e ci illustra le piante, le rane e gli insetti che incrociamo. Scorgendo spesso gli animali laddove noi vedevamo solo la foresta! Mi sono rimasti impressi nella memoria un singolare ragno scorpione ed una grossa tarantola, che ci ha intimoriti non poco… ah ed una minuscola rana colorata dalla pelle velenosa, sfruttata dagli indigeni per rendere letali le loro frecce!



Nota fotografica: avrei avuto bisogno di un obiettivo macro! Qui i panorami sono tutti uguali: fronde, foglie, verde. Un enorme ed infinito mare verde. E gli insetti, spesso veri protagonisti della scena, sono difficili da mettere a fuoco con obiettivi non macro.

Finita l’escursione mattutina rientriamo al Jardin Aleman per pranzare. Nel pomeriggio usciamo di nuovo per una piccola passeggiata attraverso la frazione di Pununo per attraversare su un ponte il Rio Misauhallì





Come ci si aspetta in un territorio come questo le abitazioni che si incrociano sono abbastanza semplici e rabberciate alla bell’e meglio. Tetti in lamiera, pareti in tavole di legno ormai fuori squadra, mani di colore date una volta e mai più rinnovate.


Superato Pununo ed il ponte raggiungiamo la meraviglia che la nostra guida vuole farci ammirare, il Ceibo gigante. Un enoooorme albero di Ceibo trichistandra vecchio di 480 anni, portati più che egregiamente da questo vetusto gigante. E’ altissimo ed ha questo tronco imponente con queste radici enormi. Come mi sento piccolo e precario di fronte a tanta magnificenza espressa dalla Natura, quella con la lettera N maiuscola.
5 agosto 2015

Oggi invece il tempo non ci è favorevole. Basse nuvole coprono il cielo e promettono pioggia durante la nostra escursione. Ma, come già accennato, quì è normale e quindi dopo colazione andiamo a Puerto Misahuallì per imbarcarci su una lancia fluviale. Sono imbarcazioni strette ed incredibilmente lunghe. Si sta seduti su delle panche da due posti e, visto che inizia a piovere proprio mentre ci imbarchiamo, ci si bagna pure facilmente.





Lungo il fiume scorgiamo vari accampamenti. Tende, carriole, setacci: uomini, donne, ragazzi che cercano l’oro nelle acque del Rio Napo. Auguro mentalmente loro di incappare in qualche grammo di ricchezza. Ma dentro so che probabilmente la loro sarà una vita di speranze irrealizzate.





Si tratta di giornate di lavoro dure e monotone. Vediamo le persone armeggiare con i classici piatti in cui sciogliere la fanghiglia o sfruttare graticci e setacci più o meno artigianali.



Superate varie anse, raggiungiamo una località chiamata Misicocha, nei pressi di Ahuano. Lì sbarchiamo e ci ripariamo sotto una tettoia munita di tavoli e panche. Alleggeriti del bagaglio, bardati di keyway o mantelle ci inoltriamo in una foresta che più pluviale di così non può essere! A mio parere questa escursione è ancora più affascinante di quella di ieri. Non tutti ci seguono, preferendo restare al riparo della tettoia. Ci inoltriamo dietro la nostra guida per un tour di un’ora e mezza che si rivela meno complicato di quanto avessimo immaginato. Infatti le fronde degli alberi creano un tetto naturale che blocca la pioggia battente e che lascia cadere una gradevole cascata di rugiada.



L’umidità è altissima. Sotto la plastica dei keyway si suda di brutto ma soprattutto si appannano occhiali ed obiettivi delle macchine fotografiche! Finita la nostra escursione ritorniamo all’imbarcadero e pranziamo al riparo della tettoia. Finito il rapido pranzo al sacco risaliamo sulla lancia e torniamo indietro.
Ci fermiamo poco prima di Puerto Misahuallì in un villaggio indigeno, la Comunidad Kichwa Ayllu Awarina. Le nostre aspettative sono basse. Ovviamente questa comunità dà vita ad un villaggio “turistico” (ditegli di andare a togliersi giacca e cravatta prima che sbarchiamo scherza uno di noi). Per incontrare tribù amazzoniche la cui cultura sia ancora – nei limiti del possibile – quella originaria bisognerebbe addentrarsi per giorni e giorni sulle lance nell’interno della foresta. Questi villaggi comunque hanno un’importante funzione didattica per il turismo di massa. Possono infatti dare un’idea abbastanza realistica di quella che è la cultura delle tribù locali. Ci accolgono in una grande capanna dove ci spiegano alcune loro tradizioni e ci illustrano come producano la chicha.





La chicha è una sorta di birra non fermentata (qui su Wikipedia trovate qualche informazione in più). Assistiamo alla presentazione e ne beviamo anche un sorso. Uhm… non rientrerà MAI nelle mie bevande preferite 🤪 Per la cronaca la chicha originaria veniva preparata dalle donne che, dopo aver masticato il mais, lo sputavano in un contenitore dove poi fermentava… 🫣 Nei tempi moderni, come si intuisce anche dal filmato, preferiscono macinarlo con una sorta di pestello 😅




Dopo le spiegazioni teoriche sulla chicha la nostra ospite passa velocemente alla parte pratica e ci fa vedere come si prepara. Subito dopo nella capanna entra un gruppo di ragazze vestite in abiti tradizionali che eseguono alcune danze per noi 💃🏻 Finiti i balletti siamo liberi di girare per il piccolo villaggio.




Il villaggio è composto di capanne di legno e paglia e pullula di bambini in cerca di attenzioni. Giocano tra loro e sono incuriositi da noi turisti. Alcuni sono più sfrontati e vengono avanti per farci vedere la loro scimmietta. Mentre altri, come normale, sono più timidi e restano in seconda fila 😅




C’è un negozio di artigianato pieno di souvenir dozzinali. C’è la capanna dello sciamano, che per due dollar allontana le negatività grazie ad una danza e – soprattutto – soffiando sulla nuca del turista il fumo di un sigaro. Ah, poi per un solo dollar si possono fare delle foto con in braccio un alligatore (dalla bocca serrata dal nastro adesivo) o un serpente (ben annodato). Trattamento che a me dà molto fastidio ma che sembra lasciare indifferenti molti turisti contenti di posare con gli animali in braccio. Insomma, come dicevo: tutto molto, molto turistico…




Comunque sia, la nostra puntata in Amazzonia l’abbiamo fatta e ci ha soddisfatto. Lasciamo il villaggio e torniamo a Puerto Misahuallì. Nella piazza del villaggio vivono alcuni babbuini. Li sottovalutiamo e sbagliamo. Una ragazza del gruppo entra in uno spaccio a comprare le sigarette. Esce e viene verso di noi che siamo nella piazza. Nel mentre un babbuino si arrampica su un palo che passa sopra il percorso della sventurata. Quando lei passa sotto, lui le salta in grembo, a lei prende un colpo, lascia il pacchetto, lui l’afferra e scappa via 🚬🐒
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