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2025

Isole Faroe

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Se non aveste mai sentito nominare le Isole Faroe (anche note come Fær Øer o Føroyar) sareste giustificati. Sono diciotto isole che costituiscono un arcipelago vulcanico collocato a metà strada tra la Scozia e l’Islanda e costituiscono un territorio semi autonomo sotto la corona danese. Lo status di semi autonomia permette al governo locale di avere il controllo su quasi tutte le questioni di politica interna, mentre la politica estera e quella di difesa restano appannaggio della Danimarca. In questo luogo remoto vivono 53000 abitanti e si stima circa 80000 pecore. Le pecore, che vivono tutte allo stato brado, sono così importanti nella cultura locale che Fær Øer vuol dire proprio Isole delle Pecore. La loro lana era la base dell’economia isolana nel medioevo, tanto che le tasse al re di Danimarca venivano pagate in calzini di lana!!! Sebbene adesso l’economia si regga più sulla pesca, le pecore restano un tratto caratteristico del paesaggio: le si vedono ovunque, non solo sulla strada ma soprattutto inerpicate sulle ripidissime scogliere a mo’ di caprette.

Ho visitato l’arcipelago in una settimana di agosto unendomi ad un viaggio di Avventure nel Mondo (link al redazionale qui) che ha previsto al ritorno anche un pernotto a Copenhagen, in Danimarca. Prima di iniziare il diario vi traccio un breve profilo delle Faroe, così da farvi orientare su questo luogo poco conosciuto.

Secondo la Saga dei Faroesi, saga che traccia la storia delle isole dal primo insediamento fino all’annessione al Regno di Norvegia, la colonizzazione dell’arcipelago risale all’inizio del IX secolo e fu legata ad un gruppo di emigranti che lasciarono la Norvegia per sfuggire alla tirannia di Harald I, primo re di Norvegia. Da questa base i vichinghi effettuarono numerose incursioni contro Scozia ed Irlanda per procurarsi schiavi e donne, così da creare una popolazione etnicamente originale. Le isole rimasero possedimento danese alla dissoluzione del Regno di Danimarca-Norvegia, avvenuta nel 1814, ed arrivarono ad ottenere lo status di semi autonomia nel 1948. Questo status fa si che esista una moneta locale, la corona faroese (equivalente al cambio a quella danese) sebbene l’utilizzo della carta di credito sia diffusissimo come in tutta la Scandinavia. L’arcipelago possiede una propria bandiera ed una propria nazionale di calcio che, grazie ad alcune qualificazioni nei campionati europei, ha dato visibilità nel grande pubblico alle Faroe. Non fanno però parte dell’Unione Europea, quindi attenti perché non funziona il roaming europeo sul cellulare.

Una tradizione divisiva per cui le Isole Faroe sono famose è la Grindadráp, la tradizionale caccia ai globicefali (o balene pilota). Ogni anno un migliaio di cetacei vengono cacciati in quella che però non è un’attività commerciale ma la riedizione di una pratica che anticamente era fondamentale per la sussistenza degli abitanti. Qui sopra vi condivido un interessante documentario del canale YouTube Nova Lectio in cui si affrontano molte criticità della cultura faroese alla prova con la modernità, compresa la grindadráp.

La ricettività turistica nell’arcipelago è molto bassa, quindi occorre prenotare con notevole anticipo dove dormire. I ristoranti sono pochissimi e molto dispendiosi e non presentano una vera cucina locale – l’unico piatto tipico è la zampa di pecora fermentata che… è solo meno peggio dello squalo putrefatto islandese 🤪 Grazie a quattro tunnel sottomarini ci si sposta agevolmente in auto per buona parte dell’arcipelago, limitando l’utilizzo dei traghetti a poche occasioni. Un vantaggio notevole perchè le condizioni climatiche estremamente variabili non sempre consentono lo spostamento via mare. Ça va sans dire è d’obbligo un abbigliamento a cipolla perchè quando tira vento la temperatura percepita scende dai 12 ai 4 gradi. Non sottovalutate la forza del vento: alle Faroe non crescono alberi proprio a causa delle raffiche costanti e violente che le caratterizzano.

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