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2017

Messico

Nikon D5300 con Nikkor 18-200 e Sigma 50mm f/1.4, iPhone 6

Per le ferie di questo capodanno ho scelto di andare in Messico, nella penisola dello Yucatán. Come per tutte le zone tropicali questo periodo risulta ideale. Le temperature sono elevate, più che a sufficienza da permettere di godersi spiaggia e mare ma senza quell’afa micidiale che d’estate renderebbe faticoso visitare i siti archeologici che caratterizzano questa penisola. Anche questa volta viaggio con Avventure nel Mondo (trovate il redazionale del loro viaggio qui).

Sebbene il Messico assurga agli onori delle cronache per una forte criminalità legata al traffico di stupefacenti, la penisola dello Yucatán per i turisti resta una zona molto tranquilla dove poter muoversi come noi in autonomia, sia di giorno che di sera. Le zone di mare sono il parco giochi del turismo statunitense. Dimenticate quindi di poter trovare spiagge incontaminate, almeno finchè resterete nei dintorni di Cancùn e di Playa del Carmen 🏖️

Questo viaggio prevede, prima delle giornate di relax in spiaggia, di visitare vari siti archeologici legati alla civiltà Maya. Quella Maya è una civiltà nota per l’arte, l’architettura, i raffinati sistemi matematici e astronomici e per la scrittura. Non esisteva un’unica entità politica ma una congerie di città-stato collegate da una fitta rete commerciale. Le due città più potenti furono Tikal e Calakmul. Nonostante una lenta ascesa ed un lungo periodo di floridità, nel IX secolo la civiltà Maya collassò velocemente, senza lasciarci dati precisi sulla causa di questo tracollo. Le teorie più accreditate parlano della combinazione tra una siccità prolungata che avrebbe portato ad una feroce carestia e di migrazioni e guerre che avrebbero contribuito a destabilizzare le entità statuali. Ultimamente si sono fatte largo altre teorie che legano l’aggravarsi delle condizioni di vita allo scatenarsi di estese rivolte contro le elite dominanti, rivolte che portarono al disgregarsi degli schemi culturali preesistenti, che risultarono troppo fragili per essere successivamente ricostituiti. Sebbene questa teoria possa spiegare la presenza di edifici e centri cerimoniali mai completati l’assoluta mancanza di testimonianze di alcun genere lascia sulla scomparsa della cultura Maya un alone di mistero.

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