Ero già stato in Giappone nella primavera del 2019 (link qui) visitando le regioni del Kanto e del Kansai nell’isola di Honshū. Che è un modo più complicato per dire che ho girato tra la città di Tokyo e quelle di Kyoto ed Osaka.
Sicuramente primavera ed autunno sono le stagioni migliori per visitare l’isola di Honshū e le isole meridionali. Il Giappone è all’incirca alla stessa latitudine dell’Italia ma gli inverni sono mediamente più rigidi e le estati più torride rispetto alle nostre. Luglio invece è il mese ideale per visitare l’isola più settentrionale: Hokkaido. Climaticamente questa parte del Giappone è assimilabile alla Siberia, con un’estate breve ma mite ed un meteo variabile ma sufficientemente stabile. A luglio poi, o al massimo ad inizio Agosto, si ha anche la certezza di trovare in fiore i campi di lavanda di Furano!

Avevo in testa l’Hokkaido da quando avevo letto l’autobiografia di Fosco Maraini: Case, Amori, Universi. Durante la sua avventurosa vita Maraini si era trasferito prima della Seconda Guerra Mondiale proprio in Hokkaido, a Sapporo. Qui aveva lavorato come lettore di lingua italiana presso la locale università e, negli anni tra il 1939 ed il 1941, aveva raccolto molte testimonianze della civiltà Ainu. Normalmente noi occidentali siamo abituati a pensare al Giappone come ad una arcipelago abitato da una sola popolazione dalle caratteristiche omogenee, gli Yamato: carnagione pallida, occhi a mandorla, capelli fini e scuri. Ma nel nord di Honshu ed in Hokkaido, come anche nell’isola russa di Sakhalin, era presente una popolazione di discendenza siberiana dedita alla caccia e alla pastorizia. In epoca medioevale furono fieri oppositori dell’espansionismo Yamato, sebbene finirono per soccombere alla superiorità militare dei loro avversari. Dopo aver fatto di tutto per cancellarne la cultura, solo nell’era moderna il governo giapponese ha incominciato ad intraprendere politiche di protezione verso questa minoranza. Purtroppo ormai buona parte della loro cultura originaria è andata dispersa, ma incredibilmente al Museo di Storia Naturale di Firenze (link qui) in Italia abbiamo una delle più importanti testimonianze della cultura Ainu! E questo grazie proprio all’opera di Fosco Maraini e dell’incredibile combinazione di eventi fortuiti che permisero che questo materiale non andasse distrutto.
Maraini aveva raccolto in alcuni scatoloni tutto il materiale raccolto sugli Ainu (vestiti, utensili, ecc.) quando lasciò Sapporo per Kyoto. Trovò la maniera di nascondere questo materiale presso gli scantinati dell’Istituto Francese di Kyoto nella speranza di preservarlo dai bombardamenti alleati. Dopo la guerra Maraini tornò a cercare questo preziosissimo materiale e, con sua grande sorpresa, dopo i disastri della guerra in Giappone, trovò le scatole intatte. Così le spedì con una nave cargo a Firenze.
Mi sono iscritto al viaggio di Avventure nel Mondo chiamato Giappone Nord Hokkaido (link al redazionale del viaggio qui) e qui di seguito trovate il mio diario di viaggio.
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