16 Luglio 2022

Prima tappa le gole di Stuðlagil, famose per le colonne di basalto esagonali che dal fondo del canyon risalgono allineate fino alla sommità.





Stuðlagil (link qui) ha una conformazione così unica perché il basalto derivante da antiche eruzioni laviche si è raffreddato rapidamente, contraendosi e fratturandosi in questo medo. Cosa ancora più stupefacente è che questa formazione è divenuta visibile solo nel 2009, quando la costruzione di una centrale idroelettrica ha deviato il corso del fiume! Esiste un view point che si affaccia dall’alto da uno dei lati del canyon, ma sinceramente la vista rende poco della maestosità e della peculiarità del sito. Conviene arrivare al Parkplatz Klaustrusel – Stuðlagil, dall’altro lato del canyon, e di lì raggiungere la zona basaltica a piedi per poi scendere sul fondo del canyon. A quel punto vi renderete veramente conto di quanto sia magnifico!





Tappa successivaaaa… i puffin, o coccinelle di mare. Dopo una infruttuosa breve tappa nel villaggio di Borgarfjörður Eystri, dove secondo alcune info avremmo dovuto trovare gli scogli pieni dei loro nidi, proseguiamo per pochi chilometri fino a Hafnarhólmi, sede di una attrezzatissima colonia. Non solo lo sperone roccioso zeppo di nidi è munito si scale e piattaforme di legno per poter osservare gli uccelli a breve distanza. Ma esiste anche una casetta per appostamenti in caso di brutto tempo.
Il mio obiettivo fotografico era proprio una foto di un puffin con le alici di cui si nutre nel becco e sono proprio contento di aver portato a casa qualche bello scatto.
Per la sera ahimè il gruppo si deve dividere – come già anticipato, non è così facile trovare sempre posto per diciotto persone. In sei dormono a Egilsstaðir al Tehúsið Hostel (link qui), mentre il grosso ad Eskifjordur alla Kaffihúsið Eskifirði (guesthouse e, per fortuna nostra vista l’ora a cui arriviamo, anche ristorante – link qui).
17 Luglio 2022

Abbiamo poco tempo per visitare Eskifjordur stamattina ed il Museo del Mare è ancora chiuso.



Eskifjordur è un borgo di pescatori e sul molo è presente una suggestiva statua dedicata ai pescatori periti in mare. Le pareti del fiordo in cui il villaggio è incastonato sono caratterizzate da una massiccia presenza di rocce che rendono lo scenario vagamente fiabesco.





La tappa di oggi consiste in un grande spostamento che ci porterà dal lato est a quello meridionale dell’Islanda. Quasi 400 Km inframmezzati da qualche sosta per godere del paesaggio. La più notevole alla spiaggia di sabbia nera di Hvalnes ed al prospiciente faro.





Finalmente raggiungiamo dopo molte ore – sempre comodo il fatto che il sole non tramonti 😬 – la nostra meta della giornata: il Jökulsárlón Glacier Lagoon Boat Tours and Cafe (link qui), la nostra gita in gommone sul lago Jökulsárlón, un lago di fusione in cui crolla il ghiacciaio Breiðamerkurjökull, che a sua volta è una lingua dell’immenso ghiacciaio Vatnajökull.





Il nostro skipper ci spiega come il lago sia profondo in media 70 metri, con una punta massima di 130 metri proprio sotto il ghiacciaio. Gli iceberg intorno a cui navighiamo sono tutte colonne del ghiacciaio che sono crollate nel lago. A causa dell’innalzamento delle temperature ormai si perdono 50 metri di ghiacciaio ogni anno. Solo venti anni fa infatti il fronte del ghiacciaio era a metà del lago attuale!
Ora debbo essere sincero… la gita alla fine non è nulla di che. Una rapida scorribanda tra gli iceberg che galleggiano sul lago su un gommone zodiac ed un avvicinamento moooolto relativo al fronte del ghiacciaio – da cui per ragioni di sicurezza si resta veramente molto distanti.





Se cercate una vista scenografica del fenomeno molto meglio fermarsi lungo la strada ai parcheggi della Diamond Beach e risalire a piedi verso i view point. Da lì si avrà una ottima visuale sugli iceberg nel lago e si potrà anche raggiungere la spiaggia sul mare in cui si accumulano i lastroni di ghiaccio che vengono man mano fatti a pezzi dalla potenza delle onde – da cui il nome Diamond Beach.
Anche stasera tocca dividersi tra due location per dormire: a me col grosso del gruppo tocca lo Svinafell Campground (link qui)
18 Luglio 2022

Oggi invece è il turno dell’escursione che non dovreste assolutamente mai perdervi! La gita coi ramponi su un ghiacciaio. Avevo un ricordo fantastico della mia prima volta in Alaska sul Root Glacier. Ed anche questa volta è stata una grande esperienza.
Abbiamo prenotato il tour con Artic Adventures (link qui) e la nostra guida è un ragazzo calabrese di nome Francesco. Le guide infatti sono professionisti che vengono da ogni parte del mondo e se possibile le agenzie preferiscono assegnare i gruppi a chi ne parla la lingua per minimizzare i rischi di fraintendimento durante le escursioni.
I tour sono alla portata di tutti, basta essere allenati a fare un semplice trek. Se non si hanno scarpe che coprano la caviglia (necessarie per far aderire i ramponi) si possono affittare presso l’agenzia. Caschetti, ramponi ed imbracature sono forniti dall’agenzia. Insomma non tiratevi indietro solo per timore che sia qualcosa di “estremo”.
Il ghiacciaio ai cui piedi ci portano con un loro autobus é il Folljokull, che comunque è sempre una propaggine del Vatnajökull.
Io ve lo dico: appena scendete dal mezzo NON calpestate il muschio!!! NON fatelo o verrete cazziati! Questo perché – ve lo spiegano durante il tragitto, ma non eravamo stati attentissimi – qui cresce una specie di muschio molto rara che il parlamento islandese voleva proteggere. Solo che… come potrebbe una persona normale distinguere un tipo di muschio da un’altro?!? Per non sbagliare tutto il muschio è allora protetto ed è vietato calpestarlo 😬 Quando saliremo sul ghiacciaio incontreremo una zona mista di ghiaccio e rocce, quest’ultime ricoperte di muschio. Francesco ci spiegherà come il muschio abbia impiegato un centinaio d’anni per ricoprire ognuno di quei piccoli sassi.



Il fronte del ghiacciaio è imponente. Una enorme parete nera (è il sedimento che in realtà protegge il ghiaccio e ne rende meno facile la fusione) su cui poi sorge una solida cascata bianca!
Ci avviciniamo lungo un sentiero già tracciato e, arrivati alla base del ghiacciaio, montiamo i ramponi – assistiti da Francesco, tranquilli 😎





Una volta con i ramponi ai piedi la camminata è veramente agevole e, al seguito della nostra guida, ci inerpichiamo fino al primo pianoro privo di sedimenti.
L’esperienza è fantastica. C’è un’alternanza di valli e di creste, ruscelli d’acqua purissima e buchi profondi colmi d’acqua: sono pozzi scavati dalle pietre trascinate a valle dal ghiacciaio che, riscaldate dal sole, hanno fuso il ghiaccio e sono sprofondate!


Restiamo il più a lungo possibile, più presi a esplorare il panorama cangiante e sorprendente che si cela dietro ogni sperone che a fare selfie. Con grande felicità di Francesco che ci racconta come buona parte dei gruppi, arrivati al primo pianoro, si inchiodi lì per scattare il selfie più instagrammabile possibile, rimanendo disinteressati ad esplorare il resto del ghiacciaio.
Anche questo ghiacciaio ha perso molta della sua estensione. Basti pensare che nel 1990 arrivava fino si margini del lago di fusione che sorge oggigiorno ai suoi piedi (quello che vedete nella foto qui sotto).


Torniamo felici dalla nostra escursione e riprendiamo il nostro viaggio.





Sosta non prevista alla Hamrafoss: è così bella che la vediamo dalla strada ed accostiamo per ammirarla senza pensarci due volte! Di fronte c’è un pascolo con una mandria di bei cavalli che si mettono in posa per noi.



Ripartiti raggiungiamo il canyon Fjaðrárgljúfur, reso famoso da Justin Bibier in un suo video. Troppo famoso forse… infatti le creste a picco su cui si vede passeggiare il cantante sono state tutte transennate 🤷🏻♂️ Comunque resta molto scenografico e meritevolissimo di una visita.





Siamo in una delle zone più turistiche e gettonate dell’Islanda, quella di Vik. Per pernottare qui veramente è necessario prenotare dall’anno prima. Per dormire infatti abbiamo trovato una sistemazione a Þakgil (link qui), nell’entroterra ad una ventina di chilometri dalla costa. Il posto è fantastico, scenograficamente spettacolare. Peccato per la classica estate islandese che ci getta acqua addosso a pacchi dalla sera in cui arriviamo alla mattina in cui andiamo via 😬😬😬
19 Luglio 2022

Vik, come avevo accennato, è una zona molto turistica con le sue tipiche chiesette dal tetto rosso e la sua spiaggia di sabbia nera.





Arrivati nella cittadina ovviamente piove che Dio la manda e col vento l’acqua è pure orizzontale. Sverniamo una mezz’oretta in un bar in un centro commerciale e la buriana passa così come è venuta…





Questa spiaggia, Reynisfjara Beach, è caratterizzata da Suggestive formazioni basaltiche verticali che ricordano in piccolo il canyon di Stuðlagil. Approfittiamo di un momento di clemenza del meteo per visitare la spiaggia ed è bello scoprire che un turista è morto qui a causa di un’onda anomala 😬😬😬 A parte l’humor nero bisogna prestare la massima attenzione se si decide di avvicinarsi al mare proprio per l’improvviso cambio della potenza delle onde. Sulla spiaggia si apre anche l’enorme grotta Hálsanefshellir, poco profonda ma notevolmente alta





Altra tappa iconica il Solheimasandur Plane Wreck, il relitto di un DC-3 atterrato in emergenza sulla costa nel 1973. Ormai esiste anche una navetta che porta dalla strada al relitto ma noi preferiamo una rapida camminata. Evito di commentare il momento in cui dalla costa è arrivato un nugolo di turisti su dei quad, tutti bardati con tute arancioni manco si dovessero tuffare nelle gelide acque del mare 😬 Questo sito é veramente diventato un po’ troppo gettonato 🤷🏻♂️



Tappa successiva il ghiacciaio di Sólheimajökull. Dal view point vediamo anche qui gruppi di escursionisti che intraprendono una ramponata. Questo ghiacciaio però non è bello come il Folljokull su cui siamo andati noi. Qui il detrito non lascia scoperto quasi per nulla il ghiaccio e tutto quel nero sinceramente non lo trovo attraente per un’escursione.





Poi è il turno di una delle cascate più famose dell’Islanda: la Skogafoss. Imponente. Sono andato fin quasi sotto il salto per goderne al massimo. Si sale anche fin sopra con una lunga scala ma sinceramente non vale la pena, dato che il view point è alle spalle del salto e quindi della cascata non si vede quasi nulla (ho messo sotto una foto così potete rendervene conto).



Lungo la strada avevamo notato un cartello e delle casette col tetto d’erba. Approfittamo per tornarci e visitiamo Drangurinn í Drangshlíð 2, un sito dove stanno tentando di recuperare queste antiche casette nordiche.





Altra cascata famosissima: la Seljalandsfoss, famosa perché bella ma… soprattutto perché un sentiero vi permette di passare alle spalle della cascata stessa!!!
Mantella obbligatoria, il bagno è assicurato in vari punti del percorso, ma l’esperienza è eccezionale.
Andiamo a dormire al Rjúpnavellir Camping & Cottages (link qui), abbastanza all’interno nel territorio della città di Hella – il solito problema della scarsa ricettività sulla costa.
20 Luglio 2022

Iniziamo la giornata con un’altro posto tanto spettacolare quanto inatteso.





Parcheggiamo le auto nel nulla, lungo la strada sterrata. Ci avviamo con passo incerto verso il bordo di un crepaccio e senza preavviso lo sguardo si apre sul canyon di Sigöldugljúfur! Restiamo incantati ad ammirare lo spettacolo prodotto dalle molte cascate che si gettano nel fiume che percorre il fondovalle di questo canyon!!!
Tappa successiva: Ljótipollur, un cratere con un suggestivo laghetto sperso in un paesaggio lunare (che mi ricorda in piccolo Askja, anche se meno maestoso e sicuramente più accessibile)





Poi il piatto forte della giornata: Landmannalaugar. Montagne multicolori, sorgenti calde, campi di lava e laghi azzurri. Un panorama eccezionale in cui percorrere i sentieri che si dipanano tra il campo di lava e le falde dei vulcani. Noi saliamo anche sulla cima del Brennisteinsalda, ad 855 metri, per godere del magnifico paesaggio.
21 Luglio 2022

Sosta non prevista alla Urriðafoss che, scopriamo, ha la portata d’acqua più importante d’Islanda. È anche un punto di ritrovo per pescatori. Ce ne sono vari all’opera e troviamo anche una targa commemorativa dedicata ad un famoso pescatore della zona.





Dato che abbiamo un appassionato di scacchi nel gruppo, ecco che scatta la sosta d’obbligo alla tomba di Bobby Fisher (link qui). Famoso perché battè il campione sovietico Boris Spasskij nel 1972, aveva poi rinunciato alla cittadinanza statunitense per quella islandese.





Proseguendo ci fermiamo al Fagradalsfjall, un vulcano tuttora attivo con il suo campo di lava ancora fumante. Ma anche qui ci sorprende l’estate islandese e più che il fumo alzarsi dalla lava solidificata vediamo secchiate d’acqua venirci addosso dal cielo senza riguardo alcuno 🤷🏻♂️





Ce ne andiamo quindi alla Blue Lagoon (link qui), la versione in grande della Mývatn Nature Baths, famosa per i suoi fanghi bianchi – che in cambio di un patrimonio sono anche disposti a vendere ai turisti 🤪
Dopo aver bighellonato un po’ alla Blue Lagoon raggiugniamo la nostra guesthouse a Rejkyavik, la Smoky Bay Guesthouse.
22 Luglio 2022

Reykjavik, o almeno il suo centro, è una zona piccola che si gira tranquillamente a piedi. Abbiamo iniziato il nostro tour dalla Harpa Concert Hall (link qui) dalle peculiari facciate in vetro che ricordano il tipico panorama costiero islandese. Proseguendo lungo la costa: foto cartolina al Sun Voyager (link qui), una enorme scultura in acciaio raffigurante una barca vichinga stilizzata.





Tra un negozzietto e l’altro risaliamo la città fino alla Hallgrímskirkja (link qui), la cattedrale col suo campanile alto 74 metri. Poi di chiesa in chiesa (è giornata di matrimoni e quindi è difficile entrare), di negozietto in negozietto, raggiungiamo il laghetto centrale, incuriositi dalle varie installazioni di arte moderna disseminate qua e là. Sempre gratificati a sprazzi dell’estate islandese che nella zona di Reykjavik getta su di noi più acqua del solito, per salutarci degnamente 😂 In serata infatti abbiamo il volo di ritorno ✈️
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