09 Agosto 2025

Voliamo con la SAS da Roma a Copenhagen e da lì alle Faroe. E siamo anche fortunati perchè sull’aeroporto le nuvole si sono diradate permettendoci di ammirare dall’alto il vicino Lago Sospeso, una delle location più famose dell’arcipelago. Dall’aereo scendiamo direttamente sulla pista dove ci accolgono dodici gradi ed un venticello che ci spinge subito verso l’interno dell’aeroporto.





L’aeroporto delle Faroe è piccolo e partenze ed arrivi condividono gli stessi spazi, quindi si attraversa il duty free per uscire dalla struttura. Visti i prezzi elevati degli alcolici nei supermercati, può essere una buona occasione per acquistare birre, vino o superalcolici.





Recuperate le quattro auto che avevamo prenotato, raggiungiamo la nostra sistemazione nella periferia della capitale Tórshavn (si pronucia tórscian). Abbiamo a nostra disposizione una casa spettacolare (link qui). Al primo piano vivono i nostri ospiti, Durita ed il marito Fródi. Mentre a nostra disposizione ci sono il secondo ed il terzo piano con varie camere da letto ed una cucina enorme, nonché all’esterno idromassaggio e sauna.
10 Agosto 2025

La prima tappa della giornata è a Kirkjubøur, uno dei villaggi più antichi dell’arcipelago, caratterizzato da casette in legno nero e finestre rosse.

L’architettura classica delle Faroe prevede che le case, costruite in legno, siano isolate sulle pareti esterne con la torba, da cui il colore nero. Sui tetti viene fatta crescere l’erba, così da ottenere una barriera efficace contro le frequenti piogge – che caratterizzano circa 300 giorni dell’anno – ed un eccellente isolamento termico sia d’inverno che d’estate.





Visitiamo per prima Ólavskirkjan (Chiesa di Sant’Olav), la chiesa più antica delle Faroe. Eretta nel 1111 d.C. e ristrutturata completamente una prima volta nel 1874 e successivamente nel 1967, è dedicata ad uno dei primi re di Norvegia ed è sempre aperta. Cosa non scontata perchè normalmente le chiese aprono solo nell’orario del culto. Per accedervi basta superare il colorato cancello e percorrere il vialetto che costeggia l’antico cimitero.





Propio accanto alla chiesa sorge Roykstovan (link qui), una fattoria del XII secolo ed ex residenza del vescovo, edificio famoso per essere ormai in possesso della stessa famiglia da ben diciassette generazioni. Girando intorno alla fattoria entriamo nelle rovine della Kirkjubømúrurin (Cattedrale di San Magno). Eretta nel XIV secolo e caratterizzata da mura esterne alte fino a nove metri, è dedicata a San Magno Erlendsson ed è stata il maggiore centro spirituale delle isole prima della riforma protestante, ospitando i vescovi cattolici fino al 1538.

Il tempo è plumbeo e incombe quella classica pioggerellina che caratterizza molte giornate quì. Per goderci un po’ della natura e della tranquillità di questi luoghi, decidiamo di percorrere il sentiero che parte alle spalle della cattedrale e corre lungo la costa, fino a raggiungere una fattoria isolata e così dalla costa rimirare il paesaggio.





Come sempre ci accadrà incrociamo qualche vacca highlander (caratterizzate da corna a lira come quelle dei bufali e folto pelo) e soprattutto le pecore allo stato bardo. Le pecore faroe tendono ad avere pochissimo istinto di gregge a causa della mancanza di predatori naturali e vivono all’aperto tutto l’anno in piccoli gruppi. Come pascoli spaziano dai prati alle aspre vette rocciose e alle lussureggianti scogliere.





Tornando verso le auto inizia a piovere sul serio ma non ci affrettiamo. Prima di partire avevamo condiviso un famoso proverbio svedese: non esiste il cattivo tempo, ma solo vestiti inadeguati. Arrivati al parcheggio ci avviamo verso nord est e grazie a due tunnel sottomarini raggiungiamo comodamente Hvannasund, un imbarcadero sull’isola di Viðoy. Siamo qui per imbarcarci sulla Ritan, la barca che effettua il collegamento postale (link qui) con gli insediamenti sulle prospicienti isole di Svinoy e Fugloy. Merci e passeggeri sono trasportati da questo servizio un paio di volte al giorno.





Le due isole sono mete turistiche e all’andata e al ritorno avremo gente che va e (molta più) gente che torna. Per noi questa escursione è la prima occasione di poter ammirare le magnifiche scogliere delle Faroe. Una roccia scura che emerge a picco dal mare, a volte intervallata da rapide cascate, e sormontata da pianori verdi. Con le immancabili pecore solitarie, piccole come puntini per la distanza.





Dopo la prima mezz’oretta di navigazione effettuiamo il primo scalo a Svínoy. La barca è munita di un braccio meccanico con cui spostare dalla poppa al molo dei grossi contenitori in cui sono stipati bagagli e derrate alimentari. Dopo un altro quarto d’ora raggiungiamo lo scalo di Kirkja, sull’isola di Fulgoy ed infine il vicino villaggio di Hattarvík. Questo è l’unico molo dove allo sbarco segue subito l’imbarco di chi torna. Riattracchiamo successivamente a Kirkja e Svínoy così da tornare carichi di turisti ad Hvannasund.
Sulla strada del ritorno ci fermiamo al Cafè Cibo (link qui) sull’isola di Eysturoy per un tè o una cioccolata calda a seconda dei gusti. Sono circa le 18,30 e mentre andiamo via il locale si riempie di clienti per la cena 😎





Ci fermiamo ad Æðuvík, un piccolo villaggio di un centinaio di abitanti sempre su Eysturoy, famoso in realtà per le decorazioni natalizie delle sue case. Noi però, essendo in estate, ne apprezziamo le scogliere e la cascata che si getta ripida sugli scogli.
11 Agosto 2025

La mattina andiamo a Sørvágur sull’isola di Vágar. Oggi il sole splende ed avremmo dovuto prendere il traghetto (prenotato da molto tempo perchè i posti sono limitati) per l’isola di Mykines. Su quest’isola esiste una nutrita colonia di pulcinelle di mare, quelle che in inglese sono chiamate puffins. Ma ahinoi il traghetto, confermato fino a ieri sera, viene cancellato stamane per il troppo vento, che impedirebbe l’attracco.

Girando per il porto incappiamo nel molo di Blue Gate (link qui) che organizza gite in barca sotto costa per i faraglioni di Drangarnir.





Una volta indossate le tute galleggianti di sicurezza saliamo sulla barca e ci inoltriamo nel fiordo. Effettuiamo una prima sosta davanti il villaggio di Bøur, da cui proviene uno dei marinai. Ci dice che nel suo villaggio vivono sessanta persone, quaranta cani e milletrecento pecore!





Poi ci spostiamo più avanti davanti la cascata di Skarðsáfossur. La cascata precipita sugli scogli, quasi in mare, ed è comunque una zona di nidificazione dei puffins, che vediamo da lontano o sulla scogliera o in acqua.





Finalmente attraversiamo la baia e costeggiamo l’isola di Tindhólmur, dove sorge una fattoria solitaria. L’equipaggio ci dice che viene sfruttata solo d’estate per i turisti e che è priva di corrente elettrica ed acqua corrente. In mare tanti puffins a caccia di prede e subito dopo ecco i due spettacolari faraglioni Drangarnir. Il più grande, Stóri Drangur, caratterizzato dall’iconico arco, ed il più piccolo, Lítli Drangur.
Leggenda locale: Tindhólmur è un isolotto che assomiglia alla schiena spinosa di un drago, con cinque cime appuntite: Ytsti (la guglia occidentale), Arni (l’aquila), Lítli (la piccola guglia), Breiði (la vasta guglia), e Bogdi (la guglia curva). Un tempo su quest’isola viveva una piccola famiglia composta da padre, madre e figlia, i quali vivevano una vita semplice fatta di allevamento e pesca. Un giorno, mentre il padre era in mare a pescare, la moglie portò la figlia nei pascoli per godersi l’aria fresca e, vista la bella giornata, la madre tornò velocemente a casa per preparare uno spuntino da godersi sotto il sole insieme alla figlia. Al suo ritorno però, la madre vide un’ombra gigante oscurare il cielo sopra di lei e poco dopo comparve una grande aquila che si scagliò verso la figlia per rapirla. La donna si fece forza e si mise a rincorrere l’aquila verso la cima del picco dell’Arni, ma quando raggiunse la cima era già troppo tardi. L’aquila si era già avventata contro la bambina strappandole gli occhi. Piena di rabbia, la donna affrontò l’enorme pennuto e riuscì a spaventarlo in tempo per salvare sua figlia che, nonostante le gravi ferite, riuscì a sopravvivere.




Tornati al molo pranziamo al Resturant Cafe Pollastova. Dopo pranzo, visto che il bel tempo tiene, decidiamo di effettuare il trek al Lago Leitisvatn/Sørvágsvatn (è chiamato col primo nome sulla sponda orientale e col secondo su quella occidentale 🤷🏻♂️) noto ai più come Lago Sospeso.
Leggenda locale: i tumuli e le formazioni rocciose nei pressi del lago sono associati all’Huldufólk, il Popolo Nascosto (che noi tradurremmo con Elfi). Queste strane creature venivano descritte come simili agli umani ma più fragili e con ossa più sottili, spesso con i capelli neri e vestiti di grigio. Queste creature odiavano la vita moderna e le chiese, odio che tuttavia era reciproco. Un giorno, vedendo un prete camminare sulle sponde del lago, una donna Huldufólk gli chiese di fermarsi ed essere loro ospite. Dopo aver mangiato e bevuto, il parroco, per prevenire che qualcun altro potesse entrare in contatto con gli Huldufólk, essendo in grado di praticare sortilegi, si assicurò che la capitale nascosta fosse sigillata per sempre, e che nessuno avrebbe potuto più aprirla di nuovo. Si narra che dal lago si levarono pianti e lamenti continui e che sia per questo che, se ancora oggi ci si avvicina con l’orecchio teso sulla superficie dell’acqua, si sentirà un flebile fischio, ben distinto dal rumore del vento: il richiamo degli Huldufólk imprigionati al di sotto del lago.





altra leggenda: all’interno del lago Sørvágsvatn vive Nykur, uno spirito acquatico in grado di mutare forma e che spesso assume la forma di un cavallo bello e docile. Con queste sembianze, Nykur attira verso di sé la vittima per poi, una volta assicuratosi che essa non possa più scappare, afferrarla e trascinarla verso la morte sul fondo del lago. Un giorno, mentre giocava lungo la riva del lago, un giovane bambino faroese vide avvicinarsi Nykur. Meravigliato dalla bellezza dello spirito, e pensando che fosse realmente un cavallo, il bambino chiamò suo fratello Niklas per farglielo vedere. Non sapendo ancora parlare correttamente, il bambino disse Nika invece di Niklas salvando se stesso e il fratello da una brutta fine. A quella chiamata, Nykur perse tutto il suo potere e tornò al lago da solo. Si crede infatti che, quando la creatura pensa che qualcuno lo abbia chiamato per nome, perda tutto il suo potere.





Il lago si trova a 32 metri sul livello del mare, che costeggia letteralmente appoggiato su una splendida scogliera chiamata Trælanípa. La parte finale del lago è separata dall’oceano da una stretta parete rocciosa, interrotta da una cascata, Bøsdalafossur, che si getta direttamente in mare. Il bordo del lago è così a ridosso di questa parete rocciosa che da alcune angolazioni sembra che il lago stesso sia un fiordo in totale continuità con l’oceano. Potete dare un’occhiata al trek direttamente dal sito di Wikiloc qui.
Come in molti trek nelle Isole Faroe non esistono protezioni ai bordi delle scogliere – o se esistono vengono sovente superati dai turisti per scattare foto e selfie. State veramente attenti perchè le condizioni meteo possono variare repentinamente ed il rischio di precipitare perchè sbilanciati da una raffica di vento o per un piede in fallo è sempre elevato!





Sulla via del ritorno effettuiamo una sosta non prevista a Sandavágur per scattare una foto alla bella chiesa, dopodichè torniamo a Tórshavn, dove visitiamo la fortezza di Skansin. Sita su una collina antistante il porto, la fortezza primigenia fu eretta nel 1580 per proteggere la città dai pirati. Fu ristrutturata varie volte nei secoli ed ora è un monumento nazionale dove sono esposti alcuni cannoni.
12 Agosto 2025

La prima tappa della mattina è la Saksun’s Black Sand Beach, una spiaggia di sabbia nera che ricorda molto quella islandese di Vik sia per fascino sia per una sua pericolosità intrinseca.





Il posto è magnifico, incassato tra montagne maestose. E può essere raggiunto solo nel periodo di bassa marea! Ed infatti mentre a Vik il pericolo sono le ondate gelide, qui l’acqua avanza molto rapidamente. Noi abbiamo pianificato a dovere la nostra visita ma ci attardiamo ed infatti dobbiamo affrettarci a tornare indietro con le acque che ci tallonano.





La spiaggia è dominata da una deliziosa chiesetta e dalla Fattoria Storica di Saksum (link qui). La fattoria di Dúvugarðar è la più grande dell’arcipelago ed è impegnata nel restauro delle strutture risalenti al XVIII secolo.





Risaliamo in auto e ci spostiamo dall’altro lato della parte nord dell’isola di Streymoy, per visitare il villaggio di Tjørnuvík. Il villaggio è alla fine di una strada molto stretta e percorribile in entrambe le direzioni grazie ad un semaforo. Si affaccia su una baia dove all’orizzonte si possono ammirare i faraglioni chiamati Risin og Kellingin. Sulla spiaggia si può fare surf o più semplicemente il bagno ed in effetti c’è un gruppetto di quattro italiani che si gettano in mare 🥶 Noi viste le temperature preferiamo goderci il posto e dopo una passeggiata tra le graziose casette, una cinquantina in tutto, riprendiamo il nostro tour.
Leggenda legata al Risin og Kellingin: si racconta che i giganti che molto tempo fa vivevano in Islanda fossero gelosi delle Isole Faroe. Così una notte Risin (il gigante) e Kellingin (la strega) arrivarono alle isole per catturarle e tirarle letteralmente verso l’Islanda. I due lavorarono tutta la notte per legare una corda, prima attorno alla cima di una montagna che si ruppe e poi attorno alle isole stesse. Stanchi per l’enorme sforzo, i due giganti non si resero conto del tempo che passava e che il sole, i cui raggi li avrebbero trasformati in pietra, stava iniziando a sorgere. Il Gigante e la Strega tentarono di tornare rapidamente verso l’Islanda senza riuscirci, così vennero pietrificati e rimasero bloccati per sempre sulle isole Faroe, guardando con nostalgia verso la loro casa.





Risalendo lungo la strada ci fermiamo brevemente per una foto alle Cascate Fossà perchè dobbiamo arrivare in orario all’imbarcadero di Vestmanna. Abbiamo infatti prenotato un tour in barca per ammirare la bellezza selvaggia delle scogliere di questa zona. Ovviamente essendo nella bella stagione il meteo è quello atteso: pioggerellina, smette di piovere ma tanto tira vento, pioggerellina 🤪 Ma ormai siamo abituati. La navigazione prevede di procedere sotto costa e di addentrarsi in alcuni fiordi per portarsi a ridosso delle scogliere.
Al rientro ci prendiamo una birra al Vestmanna Tourist Centre (link qui) e poi torniamo a casa.
13 Agosto 2025

Oggi gita fuori porta! Prendiamo il traghetto Smyril per raggiungere Suðuroy, l’isola più a sud dell’arcipelago delle Faroe.





Parcheggiata la macchina nella stiva sono un paio d’ore di navigazione che trascorriamo sonnecchiando e chiacchierando sotto coperta (anche perchè non c’è modo di uscire ed il meteo fuori nemmeno lo consiglia).

Sbarcati al terminal dei traghetti ci spostiamo nella vicina Tvøroyri, dove parcheggiamo le macchine nei pressi del locale ospedale. Infatti alle spalle dell’edificio parte un sentiero che ci porta ad un bellissimo trek sulla scogliera del lato nord dell’isola.





Dopo aver percorso un altopiano proseguiamo per un sentiero scosceso lungo la linea di costa, anche abbastanza fangoso debbo dire, fino ad un laghetto nascosto. Qui potete vedere il percorso su Wikiloc.





Dopo un caffè al Glasstovan (link qui) riprendiamo le auto e ci dirigiamo alla punta meridionale dell’isola, al Faro Akraberg. Costruito nel 1909 il faro offre una vista panoramica sulla vasta distesa dell’Oceano Atlantico.
14 Agosto 2025

Di nuovo in auto verso la zona nord orientale dell’arcipelago. Grazie a due dei tunnel sottomarini raggiungiamo agevolmente l’imbarcadero di Klaksvík nell’isola di Norðoyri, dove grazie ad un traghetto raggiungiamo la prospiciente isola di Kalsoy.

Kalsoy sembra un dito sulla mappa, stretta e lunga e con una ripida catena montuosa ad occuparne l’asse centrale. Sbarcati a Syðradalur saliamo sull’autobus di linea che dovrà portarci alla nostra prima meta della giornata. Non prima però di aver fatto carburante. Ad Hùsar, con nostro grande stupore, il bus fa una stretta manovra per entrare in retromarcia in una stradina laterale. Supponiamo ci sia una fermata angusta ma in realtà ci fermiamo davanti un serbatoio di carburante. Dopo che l’autista ha riempito il serbatoio finalmente inizia la vera corsa del bus. La strada si dipana tra gallerie e tornanti a picco sulle scogliere, mentre dai finestrini intravediamo remoti villaggi di poche case ed un meteo cangiante ogni volta che emergiamo da un tunnel.





Raggiungiamo infine Trøllanes, villaggio più a nord dell’isola. Da qui inizia il sentiero per il Faro di Kallur. A seguito dell’aumento del turismo è in costruzione un sentiero basato su un letto di pietre compattate. Al momento solo la parte iniziale è agibile, per il resto si prosegue come sempre qui: ad occhio. Ci sono dei paletti di plastica che dovrebbero guidare i turisti ma a causa del fango e degli smottamenti è più agevole seguire i sentieri creati dagli scarponi degli altri trekker.





Il piccolo faro si trova in una delle location più belle delle Faroe, affacciandosi su scogliere magnifiche ed impervie. Non lontano dal faro c’è anche la tomba di James Bond. In questo punto infatti il Bond interpretato da Daniel Craig muore nel film No Time to Die e la lapide reca appunto la scritta In Memory of James Bond, 1962–2021. Realizzata in basalto locale presenta un design classico e una iscrizione con una citazione, originariamente appartenente a Jack London ma riutilizzata da Ian Fleming: The proper function of man is to live, not to exist. Il percorso del trek su Wikiloc lo trovate qui.





Tornati sull’autobus facciamo sosta a metà corsa nel villaggio di Mikladalur per ammirare la Kópakonan, la statua della Donna Foca.
La leggenda della Donna Foca: nel folklore locale si credeva che le foche fossero persone che si fossero suicidate gettandosi in mare e, una volta all’anno, potessero tornare sulla terraferma, rimuovendo il loro manto e assumendo nuovamente forma umana (questi esseri erano chiamati selkie). Un ragazzo del villaggio andò sulla spiaggia per vedere le foche mentre riassumevano forma umana e danzavano, e sottrasse il manto di una giovane ragazza che, in questo modo, non potè più tornare in mare. Il giovane la costrinse poi a restare con lui e sposarlo, mentre tenne il manto sotto chiave in uno scrigno. Un giorno, mentre era in mare a pescare, si accorse di non aver portato con sé la chiave dello scrigno e, quando tornò a casa, trovò che la sua sposa era già fuggita in mare, lasciando il figlio avuto nel frattempo. Tempo dopo, durante una battuta di pesca, il giovane ritrovò la selkie e uccise sia suo marito selkie che i suoi due figli. La ragazza allora promise vendetta e lanciò una maledizione sugli uomini di Mikladalur: alcuni di loro sarebbero annegati mentre altri sarebbero precipitati dalle scogliere, finché non ci sarebbero stati così tanti morti che, se si fossero presi tutti per mano, sarebbero riusciti a circondare l’intera isola di Kalsoy.
In attesa del passaggio del bus ci rifocilliamo al Café Eðge e poi torniamo sulla strada dove notiamo che la fermata più che di una pensilina è fornita di un vero e proprio rifugio chiuso e riscaldato, a riprova delle dure condizioni invernali. È anche per questo che notiamo che molti approfittano dell’estate per effettuare lavori di rifacimento e consolidamento dei tetti di molte abitazioni.





Tornati a Thorshavn ci facciamo un giro nella città vecchia, costituita da case storiche che ospitano il governo locale, qualche ambasciata ed i locali della movida: qualche ristorante ed il pub Mikkeller (link qui), dove andiamom a berci una birra 🍻
15 Agosto 2025

Stamane il sole splende come non mai sulle Faroe e raggiungiamo il villaggio di Funningsfjørður nel nord ovest dell’isola di Eysturoy. Avevamo in programma un piccolo trek tra Funningsfjørður ed Elduvík che avevamo trovato qui ma il sentiero dalla strada non è più accessibile.
Tutti i terreni alle Faroe sono di proprietà privata e sono recintati per contenere le pecore al loro interno. È nel pieno diritto dei proprietari eliminare passaggi o varchi per impedire l’accesso ad estranei.





Ci spostiamo allora ad Elduvík, un minuscolo villaggio con una graziosa chiesetta. Facciamo due chiacchiere con una anziana coppia che si sta attrezzando in giardino con delle sdraio per approfittare dell’insperato bel tempo. Ci consigliano di visitare l’antico porticciolo, una gola accessibile da un sentiero sulla costa dove una volta trovavano rifugio le imbarcazioni. Antico porticciolo che però alla fine consiste solo in una insenatura di nuda roccia. Percorriamo allora i tre piccoli sentieri che partono dal villaggio e che sono illustrati su una mappa nel parcheggio ma in effetti sono troppo brevi per essere considerati più che mere passeggiate. Così alla fine ci godiamo il paesaggio attardandoci davanti la scultura che rappresenta il Marmennilin (link qui), mentre uno di noi legge la leggenda legata a questi luoghi.
Leggenda del Marmennilin: mentre era a pesca Anfinnur catturò un tritone (il marmennilin). Il tritone è una creatura simile all’uomo, ma è considerevolmente più piccolo e ha dita lunghe. Vive sul fondo dell’oceano e si diverte a fare scherzi e a far del male ai pescatori. Come con tante altre creature, il trucco per controllarle è farsi il segno della croce cristiana. Durante la pesca il tritone era molto utile: quando i pescatori si trovavano sopra un banco di pesci, il tritone sulla barca giocava e rideva e loro catturavano un sacco di pesci, soprattutto se poi il tritone infilava il dito nell’acqua. Un giorno però, distratti per dover contrastare una forte corrente, Anfinnur e gli altri pescatori dimenticarono di farsi il segno della croce ed il tritone fu libero.





Riprese le auto raggiungiamo il lato opposto del fiordo per ammirare la chiesa di Funnings. Risalente al 1847, presenta la classica architettura sacra locale: fondamenta basse, rivestimento in catrame, finestre bianche e tetto in erba. Il tutto eretto a fianco della foce del fiumiciattolo Stórá. Dall’altro lato del fiumiciattolo ammiriamo il monumento a Grímur Kamban (link qui), il leggendario primo colono dell’arcipelago, sbarcato nel 825 qui a Funnings. Monumento che consiste in una roccia stilizzata a mo’ di montagna con le piccole statue del colono e di una imbarcazione.





Il sole continua eccezionalmente a splendere caldo e proseguiamo la nostra esplorazione del nord di Eysturoy raggiungendo il villaggio di Gjógv. Il villaggio si affaccia su uno splendido tratto di mare incorniciato dalle scogliere di Eysturoy e della prospiciente isola di Kalsoy. Dopo essere saliti più in alto sul Gjógv Loop Trailhead per ammirare meglio il panorama ci gustiamo una birra sulla terrazza all’aerto del Gjáarkaffi (link qui).





Finita la birra ripartiamo e ci fermiamo al parcheggio lungo la via del Gongutúrur/Hvithamar Trailhead per raggiungere a piedi il vicino Hvíthamar Viewpoint da dove ammirare fiordi e montagne da un angolo ancora diverso.





Ultima tappa prevista il Risin og Kellingin viewpoint, da cui vedere meglio i due scogli che nel folklore rappresentano il gigante e la strega che tentarono di trascinare verso l’Islanda le isole Faroe.
Tornando verso casa ci fermiamo lungo la via perchè nel fiordo che separa le isole di Eysturoy e Streymoy incrociamo la Regatta 2025. Manifestazione annuale che in questa edizione ha coinvolto 157 imbarcazioni, sia a vela che a remi, e 1300 persone. Partita da Eiði, proprio al nostro passaggio gli equipaggi sono sbarcati sul piccolo isolotto di Grønhólmur, dove si stanno riunendo per dare vita ad una danza tradizionale. Da qui proseguiranno poi ad Hósvík per una serata di balli e musica dal vivo.



Stasera eccezionalmente si cena fuori, all’Irish Pub (link qui) di Torshavn. Fish & chips e birra alla spina per me 🍻
16 Agosto 2025

Anche stamane il tempo resta sul bello andante e decidiamo di visitare tutti insieme il centro di Tórshavn. Parcheggiate le auto al porto andiamo per prima cosa al Gamli Kirkjugarður (link qui), l’Antico Cimitero ora parco pubblico. Consacrato nel 1782 è rimasto in uso fino al 1935 ed è costellato di suggestive lapidi immerse nel verde.





Da lì proseguiamo sul colle che ospita Kongaminnið, un obelisco di basalto eretto nel 1882 per commemorare la visita del re di Danimarca Cristiano IX, visita avvenuta nel 1874. Questa infatti fu la prima visita in assoluto da parte di un regnane danese alle isole. Si narra che il sindaco di Tórshavn ebbe un malore e morì durante il discorso di benvenuto e che il sovrano, colpito da questa tragedia, sostenne finanziariamente la vedova per il resto della sua vita.





Ci spostiamo poi nei vicoli della Old Town, il nucleo primigenio di Tórshavn. Gli edifici del XIV secolo sono ancora abitati da persone comuni, oltre ad ospitare il governo locale. La città vecchia consiste di due zone, Reyn e Tinganes. Tinganes, che comprende la zona sulla punta del promontorio, ospita uno dei luoghi di riunione parlamentare più antichi al mondo, al pari della collina di Tynwald sull’Isola di Man e di Þingvellir in Islanda. Intorno all’anno 900, fu qui che il parlamento vichingo iniziò a riunirsi ogni estate per discutere questioni di importanza nazionale.





Ultima tappa la Dómkirkjan, la Cattedrale di Tórshavn (link qui). La chiesa è eccezionalmente aperta in mancanza di una funzione religiosa perchè sta ospitando un concerto per organo e violino. E noi ne approfittiamo sia per visitarla sia per godere della bravura degli artisti.

Pranziamo nella locanda Ástaklokkan (link qui), un locale tipico aperto solo a pranzo. Lasciata la nostra casa (viene affittata da sabato a sabato) e caricati i bagagli sulle auto ci spostiamo nell’isola di Vágar.





La nostra prima meta è Sandavágur dove percorriamo il Trollkonufingur/Witch’s Finger Trail (percorso su Wikiloc qui). Il trek è molto semplice e breve e ci porta ad ammirare il faraglione chiamato Dito della Strega, un monolite alto ben 313 metri
Leggenda del Trollkonufingur: una strega giunse dall’Islanda per trascinare le Faroe verso nord. Quando però la strega arrivò al sud di Vágar sorse il sole e lei fu trasformata in pietra, precipitando nell’oceano. Era così grande che quando raggiunse il fondo la nuca ed un dito rimasero sopra la superficie. La nuca è l’isola di Koltur, mentre il dito è il Trøllkonufingur.





Mentre ci spostiamo verso nord la breve parentesi di bel tempo finisce e raggiungiamo l’iconica Cascata di Múlafossur con il tipico meteo delle Faroe. Dopo aver ammirato questa cascata, famosa per gettarsi direttamente nell’oceano, percorriamo un facile sentiero che costeggia la scogliera e ci porta al villaggio di Gásadalur (il link di Wikiloc per vedere il tragitto è qui).
Effettuiamo una breve sosta a Bøur, per scendere in spiaggia ed ammirare da lì i Drangarnir. Ma il meteo volge pesantemente al brutto e ci affrettiamo quindi a raggiungere il Giljanes Hostel & Campsite (link qui), ovviamente nemmeno lontanamente paragonabile come sistemazione alla nostra splendida magione a Tórshavn.





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