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2017

Yucatan

Nikon D5300 con Nikkor 18-200 e Sigma 50mm f/1.4, iPhone 6

27 Dicembre 2016

Partenza da Roma all’alba. Viaggiamo con Iberia. Due ore per Madrid e poi quasi dodici per Città del Messico. Atterriamo nella capitale messicana nel tardo pomeriggio ed alloggiamo all’Hotel Panorama (link qui), non distante dall’aeroporto. Siamo stanchi, l’indomani dobbiamo alzarci presto ed i propositi di una serata nei locali di Città del Messico svaniscono come neve al sole alla vista dei letti 🤪

28 Dicembre 2016

Ci alziamo presto per tornare in aeroporto. Con un volo di tre ore raggiungiamo Campeche, in Yucatàn. Non appena scendiamo dall’aereo troviamo ad accoglierci il caldo dei Caraibi e, con un sorriso da un orecchio all’altro, comprendiamo che la nostra avventura ha avuto finalmente inizio!

La città in realtà si chiamerebbe San Francisco de Campeche, ma appunto viene chiamata normalmente solo Campeche, sebbene questo possa provocare confusione con la regione, che porta lo stesso nome. La città fu costruita dagli spagnoli sulla precedente città Maya di Kan Pech, da cui deriva il nome. Prendiamo le nostre stanza nel centrale Hotel Baluartes (link qui) ed andiamo subito in giro.

Visitiamo subito la cattedrale, la Parroquia de Nuestra Señora de la Inmaculada Concepción (link qui). La chiesa, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, fu costruita tra il 1540 ed il 1760 e presenta uno stile barocco con elementi neoclassici. Noi associamo il caldo all’estate e al mare, ma qui siamo tra Natale e l’Epifania e quindi abbiamo alberi di Natale per strada ed un bel presepe nella cattedrale. Come accennavo all’inizio ci sembra un po’ dissonante ma ci abituiamo velocemente 🎄🎅🏻

Usciti dalla cattedrale ci ritroviamo in Plaza de la Independencia, chiusa su due lati da due splendidi edifici con un doppio porticato e colorati di un rosso e di un giallo vividi. Impagabile l’arredo natalizio con Babbo Natale, renna e palo con la scritta North Pole a trenta gradi 🤪

Andiamo poi verso gli spalti delle mura. Qui le mura e le fortificazioni hanno sempre avuto un ruolo fondamentale. La città infatti era un ricco centro commerciale durante il dominio spagnolo e dovette fronteggiare gli assalti di pirati e bucanieri (non vi dicono nulla i nomi di Francis Drake,  Henry Morgan o  Roche Braziliano?!?) per tutto il XVII e XVIII secolo! In uno degli spalti, tutto dipinto di rosso, è ospitato il Museo de Arquitectura Maya Baluarte de Nuestra Señora de la Soledad (link qui). Nel museo sono esposte varie steli ma soprattutto la Maschera di Giada di Calakmul. Questa è una delle dieci maschere scoperte nel 1984, accanto ai resti scheletrici di Yuknoom Yich’aak K’ahk, l’ultimo re guerriero Maya. Risalente a 1.200 anni fa, la maschera è composta da 57 tessere di giada, due di ossidiana e una conchiglia. Per i Maya, la giada era simbolo di nascita, vitalità e fertilità, e quindi aveva un’importanza sia religiosa che spirituale.

Continuiamo a girare nella città vecchia, piena di casette dagli intonachi coloratissimi e di gallerie d’arte. Scopriamo che un po’ tutti i forti sono stati trasformati in centri culturali od in piccoli musei, rendendo la passeggiata una continua scoperta.

Tornati a Plaza de la Independencia incappiamo in un compleanno festeggiato in pubblico. Lui, lei, la figlioletta, parenti ed amici ed uno schermo su cui sono proiettate foto e momenti felici, il tutto con una cassa che diffonde musica tra le panchine e le aiuole della piazza. Visitiamo anche il Centro Cultural Casa No. 6, un piccolo museo che ricrea fedelmente l’atmosfera domestica di una ricca famiglia durante l’epoca del vicereame. Le sue stanze sono arredate con mobili d’epoca, oggetti originali e dettagli che riportano in vita un passato ricco di eleganza e tradizione. Esploriamo incuriositi il soggiorno, la sala da pranzo, la camera da letto e il cortile centrale.

È inverno e nonostante il caldo il sole tramonta presto. Ci facciamo una passeggia lungo il Malecòn, il lungomare, e poi andiamo a cena al Marganzo Restaurante (link qui), dove due mariachi ci rallegrano suonando e cantando. Restiamo in giro anche dopo cena, perchè qui è di notte che si vive 🕺🏻💃🏻

29 Dicembre 2016

La giornata è interamente dedicata alla visita al remoto sito di Calakmul. La guida ci anticipa che questo è un sito archeologico poco gettonato dai turisti. Ed il perchè è evidente anche dalla mia scelta di definirlo “remoto”. Calakmul infatti si trova nel centro della penisola, in una zona appunto remota e poco abitata, letteralmente immerso nella foresta tropicale. Di fatto è agevolmente visitabile solo d’inverno, dato che d’estate il tasso di umidità rasenta il cento per cento e la temperatura si attesta sui quarantacinque gradi. A questo va comunque aggiunto che il viaggio di andata e ritorno da Campeche richiede circa otto ore e quindi non solo costringe i turisti a dedicargli un’intera giornata ma anche ad alzarsi molto presto per partire.

Calakmul in lingua indigena significa “la città delle due piramidi adiacenti” e si trova dentro una riserva naturale che ospita numerosissime specie animali, tra cui giaguari, puma, scimmie. È una delle più grandi e potenti città Maya mai scoperte. Con una superficie di 72 Km2 (di cui solo una piccola parte è stata ripulita e portata alla luce) e circa settemila strutture antiche identificate, si stima ospitasse una popolazione di cinquantamila abitanti e che arrivasse ad amministrare territori distanti anche 150 km. Sembra che Calakmul sia stata la capitale di un regno chiamato Kaan, o del Serpente, che durante il Periodo Classico Maya si disputò l’egemonia dell’intera area centrale con la città di Tikal. 

Riscoperto soltanto nel 1931 dal biologo inglese Cyrus Longworth Lundell, il sito è suddiviso in cinque complessi organizzati attorno alla Gran Plaza, considerata il fulcro dell’intero assetto urbanistico, nonché luogo d’incontro delle forze sociali, politiche e religiose. Tra gli edifici principali ci sono la Gran Acropoli, la Piazza Nord, lo stadio per il Gioco della Palla e le strutture XII e XIV, adibite alle attività cerimoniali.

Ma la caratteristica che ripaga veramente il turista di tutto il viaggio per raggiungerla sono le sue altissime piramidi. Sono tre, alte quanto un palazzo di cinque piani ed, al contrario di tanti altri siti archeologici, è possibile scalarle!. Le loro cime svettano nettamente sulla volta degli alberi. Scalare i loro ripidi gradini e trovarsi a rimirare l’immenso oceano verde che abbraccia l’orizzonte è stata un’emozione enorme per me. Mi sono immediatamente ritrovato il cuore in gola, come una anno fa nella foresta amazzonica in Ecuador, quando la vista di quell’oceano verde infinito mi ha subito dato la misura di quanto piccolo ed insignificante potessi essere di fronte la maestosità della natura.

Peculiari di Calakmul sono le grandi lapidi in pietra rinvenute sparse un po’ in tutto il sito. Sinora ne sono state contate 177, la più antica delle quali è datata al 435 d.C. Le relative iscrizioni erano probabilmente dedicate ad importanti personaggi della città o ad eventi comunitari particolarmente significativi.

Torniamo a Campeche per le 21 e ceniamo direttamente in un ristorante intorno Plaza de la Independencia.

30 Dicembre 2016

Lasciamo Campeche di buon ora sul nostro pulmino per una giornata che si prospetta molto lunga. La nostra prima tappa è il sito archeologico di Edzná.

Edzná è un sito piccolo ma veramente affascinante, reso unico dal magnifico Edificio de los Cinco Pisos (Palazzo dai Cinque Piani) che svetta sui templi della spianata principale. È costituito da una base piramidale a gradini e si innalza di cinque livelli, con numerose stanze rivolte verso l’esterno, e da una struttura in cima che costituisce il tempio vero e proprio. Abbiamo la fortuna di arrivare di buon’ora nel sito, quando è ancora quasi vuoto, e di godercelo quasi tutto per noi. Edzná era già abitata nel 400 a.C. e venne abbandonata nel 1500 d.C. Il suo nome deriva dall’antica parola maya-yucateca Itzá, patronimico maya esteso a diversi gruppi Putun o Chontal originari della zona sud-occidentale di Campeche.

Seconda tappa del giorno è il sito di Uxmal, nome che nell’antica lingua maya significa “tre volte ricostruita”. Fu fondata intorno al VI secolo d.C. e raggiunse il suo massimo sviluppo nel Periodo Classico della civiltà maya, divenendo il principale centro cerimoniale della civiltà Puuc. Iniziamo la nostra visita proprio davanti la maestosa Piramide del Adivino (Piramide dell’Indovino). Secondo la leggenda, sorse in una sola notte grazie alle magie di un nano. Si tratta di un tempio piramidale a base ellittica alto circa 30 m, risultato di cinque diverse fasi successive di edificazione. Si ritiene che il primo livello del tempio sia stato costruito intorno al 569 d.C. e che l’ultimo piano, la cosiddetta Casa dell’Indovino, sia stato completato nel X secolo. Una ripida scalinata a tre rampe, appartenente all’ultima fase di edificazione, conduce all’ingresso del tempio (ma come avevo già anticipato solo a Calakmul è ancora permesso salire sulle piramidi).

Ma l’elemento architettonico più elegante del sito è il Cuadrángulo de las Monjas (Quadrilatero delle Monache). È un complesso formato da quattro edifici, con complessive 74 stanze, disposti a quadrilatero attorno ad un ampio spiazzo centrale. Erroneamente identificato dai conquistadores come un convento, da cui il nome spagnolo, si tratta in realtà di un complesso di edifici con funzioni di rappresentanza.

La facciata orientale presenta ricche decorazioni suddivise, secondo lo stile Puuc, in fasce orizzontali. Vi si alternano riproduzioni della maschera di Chaac, dio della pioggia, disegni geometrici ornati a traforo ed un motivo a grata, che percorre tutta la facciata, che raffigura, in forma stilizzata, le squame di due serpenti intrecciati, rappresentazione del dio Quetzalcoatl. Poco distante si trova anche il Juego de la pelota (Campo del gioco della palla), un quadrilatero erboso, delimitato a est e a ovest da due tribune laterali, sul basamento delle quali si trovano due anelli di pietra attraverso i quali andava fatta passare la palla. Infine il Palacio del Gobernador (Palazzo del Governatore) composto da tre edifici e con una facciata principale, lunga complessivamente quasi 100 m e riccamente decorata con disegni geometrici. Nell’ampio terrazzamento ai piedi della scalinata principale del palazzo si trova la Piattaforma dei Giaguari, sulla quale è collocato un altare cerimoniale che rappresenta due giaguari uniti per il torace, con le due teste orientate rispettivamente a nord e a sud.

Le strutture di Uxmal sono così belle da non volercene distaccare nonostante la nostra guida abbia premura di terminare il suo giro di spiegazioni. Finito il tour vorremmo ricominciarlo da capo ma ormai non c’è più tempo e, dopo un altro po’ di foto, siamo costretti a ripartire.

La sera arriviamo a Mèrida. Subito ci da l’idea di essere una vera città, ben diversa dalla sonnacchiosa e placida Campeche. È la capitale dello Stato dello Yucatàn ed è caotica e trafficata. Prendiamo le nostre stanza al Doralba Inn (link qui) ed approfittiamo della serata per visitarla.

31 Dicembre 2016

La mattina facciamo tappa a quello che forse è il sito più famoso di tutti: Chichen Itzà (che si legge cicinìza). Il suo nome vuol dire alla bocca del pozzo degli Itza, che a loro volta erano un gruppo etnico che aveva una posizione politica ed economica predominante nella parte settentrionale dello Yucatán. Fu fondata intorno al 450 d.C. da tribù Maya provenienti dal sud, che si sono poi unite alle tribù tolteche provenienti dagli altipiani del Messico centrale che visitarono questa parte della penisola dello Yucatán nel VII secolo. La fusione di queste due civiltà avanzate portò al fiorire dell’architettura che rende unica la città, in cui la classica struttura maya mostra appunto delle forti influenze tolteche.

La sua piramide che si staglia maestosa e ben distante dagli altri edifici ha un fascino magnetico. La Piramide di Kukulkán (nota anche con il nome di El Castillo) è stata costruita secondo rigide regole astronomiche e astrologiche. È una piramide quadrilatera, alta 30 metri, che colpisce per la precisione nei dettagli. I nove livelli di terrazzamento e le quattro scale, una per lato, simboleggiano i nove cieli e i quattro punti della bussola. Le grandi teste di serpente ai piedi delle scale conducono alla piattaforma superiore su cui si erge il vero e proprio tempio di Kukulkán.

L’enorme Juego de la pelota (Campo del gioco della palla) ci stupisce per le dimensioni. Le regole di questo gioco non sono ancora chiare. Quello che sappiamo è che durante le celebrazioni per il Dio della Pioggia la sfida tra due squadre aveva un valore rituale molto importante. Quello che ci lascia veramente basiti è scoprire, dalle parole della guida e dalle incisioni sulle pareti del campo, che il capitano della squadra vincitrice veniva decapitato come sommo onore per auspicare la rinascita della vita dopo la siccità. Ma come, dico io?!? Anzichè il capitano della squadra perdente, viene sacrificato quello della squadra vincente?!? 🤷🏻‍♂️

Infine visitiamo il complesso del Tempio dei Guerrieri, che consiste in una larga piramide a gradoni, con file di colonne intagliate raffiguranti guerrieri nella parte antistante e sui lati. Dopo esserci intrattenuti in uno dei tanti mercatini che sorgono all’interno del sito finiamo il nostro tour davanti il Complesso des Las Monjas. Considerato una delle più raffinate strutture di Chichén Itzá, è un complesso di edifici risalenti al periodo Classico terminale della civiltà maya, costruiti in stile architettonico Puuc. Gli spagnoli soprannominarono il complesso Las Monjas, avendolo scambiato per la sede di un ordine monastico, sebbene si trattasse in realtà di un palazzo governatoriale.

Lasciata Chichen Itzà raggiungiamo il vicino Cenote di Yokdzonotot. Lo Yucatàn è crivellato di questi crateri al cui fondo si trovano vaste pozze d’acqua dolce. Fonti di acqua dolce fondamentali per la vita della città, ma anche luoghi di culto e spiritualità per i Maya, che li consideravano porte per il mondo sotterraneo degli dei, ora sono attrazioni turistiche. Luoghi rilassanti dove fare un bagno ed una siesta.

Dopo un bel bagno ed un pranzo nel ristorante annesso, ci spostiamo presso un secondo cenote: il Cenote Xcajum. Qui c’è una cascata che cade proprio nello specchio d’acqua, con un percorso che porta prorpio alle sue spalle. Per noi altro relax sulle amache, per poi avviarci verso la nostra meta serale.

Raggiungiamo quindi Rio Lagartos, dove alloggiamo all’Hotel Mercy’s Inn (link qui). Passeremo in questo villaggio di pescatori l’ultima sera dell’anno. Mentre giriamo a piedi per le sue stradine ho la forte sensazione di essere in un posto fermo nel tempo, come doveva essere un paesino dell’Italia negli anni ’60. Nei giorni precedenti avevamo tentato di prenotare un tavolo nei ristoranti di Rio Lagartos, ma i proprietari ci avevano sempre risposto che sarebbero rimasti chiusi per la sera dell’ultimo dell’anno, così da permettere ai camerieri di festeggiare il capodanno in famiglia. Le case sono tutte aperte ed addobbate con luminarie, presepi ed alberi di Natale mentre nella piazza principale, il Parque de Estacionamiento, è stato eretto un palco per i festeggiamenti. Se il palco chiude un lato della piazza ed il municipio quello di fronte, gli altri due lati sono stati riempiti di tavoli e sedie riservati (con tanto di cartelli) alle varie famiglie di Rio Lagartos.

Dopo essere tornati a riposare in albergo, usciamo per cercare almeno una pizzeria aperta. L’unico posto aperto per mangiare è una pizzeria in piazza, vicino la chiesa. Uniamo due tavoli di plastica ed ordiniamo qualche pizza. Nel frattempo la chiesa si gremisce sempre più. Le pale sul soffitto sono accese, gli enormi ventilatori tra i banchi vorticano. Eppure c’è così tanta gente che dentro non si respira per il caldo. Le donne hanno messo l’abito buono per l’occasione e camminano su tacchi che palesemente non sono abituate a portare. Quando il prete inizia ad officiare ormai anche il sagrato è pieno e di fatto l’intero villaggio partecipa alla celebrazione.

Nel frattempo la band che dovrà suonare durante la serata monta i propri strumenti sul palco. Finita la messa tutti rincasano per cenare. Restiamo soli per Rio Lagartos fino alle 23,30, quando man mano le famiglie arrivano in piazza a prendere posto ai tavoli loro riservati. Qualche rustico, poco alcool, molte coca cola. A mezzanotte parte la festa con i fuochi d’artificio sparati direttamente sulla piazza, la band che suona e tutti noi a ballare. Dal palco ringraziano gli italiani che sono venuti a festeggiare a Rio Lagartos l’arrivo del 2017 e noi ringraziamo loro per una festa vera e sincera, semplice e piena di gioia.

1 Gennaio 2017

Come celebrare al meglio il primo giorno del nuovo anno se non con un’escursione in barca nella laguna prospiciente il villaggio?

Quella su cui si affaccia il villaggio però non è una laguna qualsiasi ma una Riserva della Biosfera UNESCO. Grazie all’acqua salmastra questo ecosistema ospita una vasta distesa di mangrovie ed una fauna selvatica variegata composta da fenicotteri, pellicani, aironi ed alligatori.

Un’altra caratteristica unica di questo luogo sono i fanghi (anche detti fanghi Maya), fanghi ricchi di minerali prodotti naturalmente in questo ambiente ricco in mangrovie. Questa argilla di mangrovia contiene piccole quantità di zolfo, sali minerali e alghe ed ha effetti esfolianti e tonificanti per la pelle!

Nel primo pomeriggio raggiungiamo la costa ad Akumàl, una spiaggia nel cui mare si possono ammirare una moltitudine di tartarughe marine. E la sera siamo a Tulum, dove alloggiamo in delle capanne sulla spiaggia nel resort Zazil Kin (link qui), a quattrocento metri dal sito archeologico.

2 Gennaio 2017

La mattina visitiamo il sito di Tulum. Tulum era l’unica città Maya situata sulla costa, tant’evvero che fu la prima delle città di questa civiltà ad essere avvistata dagli spagnoli il 3 marzo 1517. L’origine stessa del nome si collega alla parola maya per muro. Tulum è infatti una delle poche città maya ad avere una fortificazione costituita da mura di cinta.

Questa sua natura fortificata è resa evidente dagli spazi più ristretti tra gli edifici rispetto a quanto abbiamo visto nei siti visitati in precedenza. La combinazione tra l’essere costruita su una scogliera a picco sulle acque turchesi dei Caraibi e l’ottimo stato di conservazione delle sue strutture rende questa visita mozzafiato.

La maggiore accessibilità al turismo di Tulum e la sua vicinanza a Cancún rendono il sito, come dire… il più disneyano di questo viaggio 🤪

E con la visita al sito di Tulum finisce la parte culturale del nostro viaggio e può avere inizio la parte propriamente dedicata al relax ed al mare. E così per pranzo siamo già in spiaggia ad arrostire al caldo sole invernale dei Caraibi. Poi a metà pomeriggio raggiungiamo Cancún e con un traghetto Isla Mujeres.

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