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2016

Muscat

Nikon D5300 con Nikkor 18-200 e Sigma 50mm f/1.4

27 Dicembre 2015

Partiti da Roma con la Qatar Airways il 26 Dicembre, dopo un breve scalo a Doha, atterriamo a Muscat all’alba. La prima pratica burocratica per entrare in Oman è ottenere il visto di ingresso. È una cosa facile, basta sborsare il corrispettivo di una decina di euro. Poi tocca al controllo passaporti. Meno facile. La fila scorre lenta, ti chiedi il perché ed inizi ad osservare cosa succede davanti a te. Avete presente il solito gabbiotto da due posti ai cui lati debbono scorrere le file?!? Bene, vi aspettereste di trovarci due persone intente a controllare i documenti e ad apporre i timbri, giusto?!? Con nostra sorpresa contiamo tre addetti. Oltre ai due che si interfacciano col viaggiatore, c’è tra loro due una terza persona che apparentemente passa timbro e carte da un funzionario all’altro: “il passatore di timbro” come subito lo soprannominiamo!

La sera di capodanno chiacchierando con due guide omanite avremo modo di scoprire che questa ed altre stranezze sono legate all’impegno del Sultano a garantire ai suoi sudditi un posto di lavoro, fosse anche superfluo come quello appena descritto. Vi rimando a quella data per maggiori dettagli.

Usciti dall’aeroporto dobbiamo recuperare le auto a noleggio. Per nostra sfortuna la Hertz non poteva rendercele disponibili direttamente in aeroporto, così dobbiamo prendere dei taxi per raggiungere la sede indicataci. Gli autisti si consultano tra loro e ci fanno distribuire tra le quattro macchine, anche se abbiamo la strana sensazione che il nostro driver, un signore anziano dallo sguardo inquietantemente velato dalla cataratta, non abbia compreso quale sia la meta e si affidi più al seguire i suoi colleghi. Ed infatti li perde e anzichè portarci in centro si inoltra nelle periferie di Muscat 🤪 Risolviamo la situazione telefonando al resto del gruppo e riuscendo a spiegargli dove andare (per nostra fortuna la sede della Hertz è in pieno centro).

Recuperate le nostre automobili, delle Toyota Land Cruiser V5 – cambio automatico, ruote 4×4, grandi come bisonti 😎 – la nostra prima meta è la Grande Moschea Sultano Qaboos di Muscat (link qui), aperta al pubblico dalle 9 alle 11 del mattino. La Grande Moschea, eretta, come si intuisce dal nome, dall’attuale Sultano Qaboos bin Said al Said (una figura a noi ormai già familiare anche se arrivati da poco, visto che la sua immagine campeggia ovunque: poster, adesivi, bandierine, spille, ecc.) non solo è l’unica moschea visitabile dai non musulmani in Oman, ma possiede al suo interno il secondo tappeto tessuto a mano più grande del mondo. Sappiate che dopo averlo visto (è molto bello) uno dei tormentoni del viaggio è stato che ogni attrazione sarebbe stata la seconda più bella del mondo – spiritosi noi 😇

La Grande Moschea è completamente rivestita in marmo indiano e circondata da giardini pieni di fiori coloratissimi e profumatissimi. È sicuramente un luogo difficile da rappresentare adeguatamente per immagini a causa delle sue vaste geometrie ed i suoi enormi spazi vuoti. La parte centrale, quella sottostante la cupola, è comunque magnifica con questo enorme, stupendo tappeto che ricopre il pavimento ed è sovrastato da un non meno enorme lampadario a forma di candelabro, che incornicia il tetto decorato. Eccezionale la cura nella pulizia degli spazi esterni del luogo di culto, una cura che riscontreremo costantemente negli altri luoghi pubblici omaniti, dalla piazza davanti la residenza del Sultano ai forti ristrutturati nell’interno del paese.

Lasciata la Grande Moschea ci dirigiamo al Palazzo del Sultano – anzi, ad uno dei palazzi del Sultano. Nello specifico l’Al Alam Palace è utilizzato come palazzo cerimoniale, sebbene il Sultano non vi risieda mai. Se vi dovesse sembrare un po’ pacchiano, tranquillizzatevi. I gusti architettonici dell’Oman moderno virano tra il kitsch ed il pacchiano spinto. Almeno qui le colonne non sono glitterate ed i vetri non hanno tinta dorata o azzurra, come in molte ville private che incontreremo durante il viaggio.

Lungo le strade di Muscat la vista incrocia numerosi torri, residui di vecchi fortini che esercitano su di me un’attrazione magnetica, costringendomi a fotografarli di continuo. Non so se di loro mi affascini di più la sensazione di aver di fronte delle forme di sabbia create da un dio bambino oppure quell’aria da rovine eterne poste ormai al di là del tempo che scorre inesorabile.

Dopo questo primo giro per Muscat lasciamo i bagagli al Mutrah Hotel (link qui) e visitiamo il centro storico della città: il mercato coperto (souq) ed il lungomare (corniche). Come anticipano tutte le guide turistiche, il Souq di Mutrah non è assolutamente paragonabile a quello di Istanbul o a quelli delle città imperiali marocchine. Sebbene piccolino merita comunque una visita. Dal souq si sbuca sulla Corniche, il lungomare su cui si affacciano case ornate da balconi e finestre dallo stile arabeggiante. Il tutto dominato dal Forte di Mutrah, abbarbicato su un promontorio roccioso.

28 Dicembre 2015

Finalmente inizia il nostro “vero” viaggio in Oman – perché come sempre accade, le capitali di questi stati rispecchiano molto poco lo spirito del posto.

La nostra prima tappa è la cittadina di Barka, sita lungo la costa, dove vogliamo visitare il locale mercato del pesce. Quando arriviamo due barche stanno scaricando il pescato della mattina e sotto la tettoia del mercato fervono le contrattazioni. Come tutti i mercati osservarne il brulicare di attività è affasciante e cattura il nostro tempo.

Quando riusciamo a staccarci dal colore locale ci spostiamo a Nakhl, per visitarne il forte. Il Nakhl Castle, come altri che vedremo, è stato completamente restaurato. Certo, vedere una costruzione così nuova e levigata disturba la nostra anima romantica, plasmata ad apprezzare le rovine sbrecciate e cadenti. Ma il restauro rende comunque fruibili queste strutture che, abbandonate, erano ridotte a ruderi. Questa rete di forti aveva il compito di garantire sicurezza e riparo alle carovane che da qui trasportavano l’incenso fino ai porti del Mediterraneo. Nonostante le perplessità iniziali, in realtà ho apprezzato questo programma di restauro. E’ un vigoroso tentativo di mostrare ai turisti l’imponenza di quello che era il sistema di difesa di quel periodo.

Essendo stato ricostruito dalle sue rovine, il forte presenta stanze spoglie, arredate all’uopo con suppellettili ed armi. Nonostante questo abbiamo scorrazzato pieni di entusiasmo tra le sue stanze, i suoi magazzini e le sue torri.

Finita la visita al forte ci siamo spostati presso il villaggio di Al’ Thowarah, località nota per le sue sorgenti termali. La zona termale è strutturalmente molto semplice, con una vasca di acqua molto calda che tracima nel fiumiciattolo sottostante. Mettendo i piedi nell’acqua del fiume, ecco che accorrono nugoli di pesciolini a ripulirli dalle impurità. Un’esperienza gradevole. Al’ Thowarah è una zona molto frequentata dalle famiglie e dai ragazzi per i picnic. Non dimenticate comunque che siamo in Medio Oriente ed i picnic degli arabi sono composti da soli uomini. In Oman però c’è anche una forte comunità indiana e pakistana, ragion per cui le uniche donne che vediamo godersi la giornata quì sono le loro.

Ma il tempo di oziare è finito! È ora del nostro primo trekking in Oman: raggiungiamo il Little Snake Canyon all’interno del Wadi Bani Awf. Questi canyon sono incassati tra ripide pareti a strapiombo. Il Little Snake è relativamente facile da percorrere, mettendo comunque in conto una zona di grossi massi dove per alcuni potrebbe non essere facile districarsi per trovare il miglior percorso. Il sole picchia ma per fortuna buona parte del canyon è in ombra, vista l’altezza delle pareti rocciose che lo circondano.

Abbiamo tempi serrati per goderci il Little Snake. Questo perché la giornata prevede di percorrere l’incredibile pista sterrata che attraversa i Monti Hajar. Questa pista sterrata può essere percorsa solo con i 4×4 e si innalza fino ad un passo a 2000 metri, sovrastando in maniera spettacolare la Snake Gorge. È inverno ed il sole tramonta presto e noi non vogliamo assolutamente farci sorprendere dal buio sulla pista. Ragion per cui ci diamo dei tempi da rispettare rigorosamente. Lungo la pista è possibile fermarsi presso il villaggio di Bald Sayt, molto caratteristico. Come potete vedere dalle foto sopra, nonostante il forte isolamento, non si fanno mancare un campo di calcio 😉 Avremmo voluto fortemente visitare il villaggio ma, visti i nostri tempi stretti, optiamo per non fermarci. Siamo confortati dall’avere in programma altre occasioni per visitare dei villaggi omaniti.

Una volta raggiunto il passo a 2000 metri ed esserci goduti il cielo e le vette al tramonto, affrontiamo la discesa su una strada, stavolta, ben asfaltata. Raggiungiamo così Bahla e prendiamo alloggio presso i Bahla Hotel Apartments (link qui).

29 Dicembre 2015

Prima meta della mattina è il sito archeologico di Bat, nei pressi del Wadi Al Ain. Il sito consiste di una serie di tombe preislamiche (si parla del terzo millennio prima di Cristo) poste alla sommità di alcuni colli. Tutta la zona circostante presenta queste sepolture, unica muta testimonianza della cultura che le costruì.

Sebbene, come accennavo, di questa civiltà non sia rimasta altra traccia che i loro monumenti funerari, resto sempre stupito dalla perizia con cui le pietre furono tagliate e levigate per erigere costruzioni così solide da sfidare i millenni.

Primo trekking del giorno al Wadi Damm. Trek semplice semplice che finisce con delle belle pozze dove fare il bagno 😅 L’acqua è fresca ma ristoratrice. Il Wadi Damm è meta di ristoro anche per gli abitanti del luogo. Come accennavo prima, qui impudentemente in giro vanno solo i maschietti. Trovatisi le nostre donne che si facevano il bagno in costume, ne hanno approfittato per “rifarsi” gli occhi come al cinema 🍿

Dopo questo divertente siparietto con i giovani ammiratori ci siamo spostati per visitare Jabreen Castle. Anche questo forte è stato completamente restaurato. Rispetto a quello di Nakhl mantiene alcune decorazioni sulle pareti e sui soffitti. Per il resto le stanze sono state arredate con suppellettili e libri. Una cosa molto interessante posta in evidenza dal restauro è il sistema di difesa interno del forte, sistema che prevedeva botole sulle scale interne per versare olio bollente sugli invasori che avessero superato le mura!

Sosta successiva il Bahla Castle, visto però solo dall’esterno. Ammetto che i forti mi attirano molto ma, visti i pesanti restauri e la quasi totale mancanza di arredo interno, doverne saltare uno non ci è pesato troppo.

La nostra priorità era visitare il villaggio di Misfah. Misfah è importante perché è uno dei pochi villaggi, se non l’unico, liberamente accessibili dai turisti. Anzi, liberamente fino ad un certo punto, visto che il percorso nella zona storica è limitato a poche vie. La caratteristica di Misfah è quella di poter mostrare il classico villaggio omanita immerso in un palmeto destinato alla produzione di datteri. Le case infatti sorgono tra le palme ed i canali di irrigazione, degradando man mano lungo il pendio. Volendo nel villaggio è presente un coffee shop dove poter degustare del tè all’ombra di un fresco pergolato.

Lasciato il villaggio ci avviamo verso la nostra meta successiva attraversando il borgo di Al Hamra. E visto che in questo tratto non sono alla guida ne approfitto per immortalare con lo smartphone qualche kitchissima abitazione così tipica dell’Oman moderno 🤪

Lasciato Misfah ci spostiamo verso il Wadi Gul, al cui imbocco restiamo estasiati di fronte le rovine del vecchio villaggio di Gul. Il villaggio è così ben mimetizzato con la roccia che lo circonda che se non me l’avessero indicato non l’avrei notato dall’auto!

Il tramonto incombe e quindi percorriamo in auto la strada che costeggia dall’alto il Wadi Gul per poter raggiungere il passo del Jahal Shans, anch’esso a quasi 2000 metri.

Dopo un tramonto mozzafiato raggiungiamo Nizwa, dove pernottiamo al Safari Hotel (link qui), un posto che si preenta fin da subito come molto sobrio 😂😂😂

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