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2022

Islanda

Nikon D750 con Nikkor 24-70 e Nikkor 70-200, iPhone 12 Pro

Ho partecipato ad un bellissimo viaggio in Islanda con l’agenzia Avventure nel Mondo. L’agenzia offre molte formule con durate diseguali e mi si dice che quella che vada per la maggiore sia la formula da 10 giorni. Personalmente invece ho preferito la formula da due settimane denominata Islanda Breve (link qui), che permetteva di visitare alcune location dell’interno come Askja, una spettacolare caldera spenta che ospita un lago, ma che richiede una intera giornata per essere raggiunta ed ammirata.

Il viaggio richiede una certa flessibilità ed adattabilità. La scarsa capacità ricettiva islandese, unita alla bassissima densità di popolazione, fa sì che spesso si debba dormire in camerate con letti a castello ed a cucinare le vettovaglie che ci si portano dall’Italia o che si acquistano durante il viaggio. Essendo andati a luglio abbiamo goduto di luce perenne, con un lungo tramonto che ha illuminato le notti. I vari posti dove abbiamo dormito comunque erano tutti forniti di tende oscuranti e non abbiamo avuto problemi di sorta.

L’Islanda è un’isola giovane, nata dove il punto di faglia tra le placche tettoniche europea ed americana si è sovrapposto ad un hot spot, una zona del mantello terrestre dove le correnti magmatiche emergono in superficie. Questo fa sì che l’isola si sia espansa per successive colate laviche, con le zone più giovani all’interno e quelle più antiche (ed erose dai ghiacciai e quindi frastagliate di fiordi) sulla costa.

I primi uomini ad abitare in pianta stabile l’Islanda furono monaci eremiti cristiani, forse irlandesi ma comunque di lingua gaelica. Dovevano essere però presenze non stabili, perché le prime evidenze archeologiche di una vera colonizzazione risalgono all’870 d.C. Si trattava di esploratori norvegesi che provenivano dalle Isole Faroe. Verso la fine del X secolo, l’Islanda era una repubblica oligarchica dominata dai goðar (i capi locali che univano il potere politico a quello religioso pagano).

Nella lingua islandese la lettera eth (maiuscola Ð, minuscola ð) e la lettera thorn (maiuscola Þ, minuscola þ) si pronunciano (più o meno) come il th inglese

I capi si riunivano una volta all’anno in un consiglio chiamato Althing, che fungeva da tribunale supremo e da organo legislativo. Mentre all’inizio la maggior parte della popolazione venerava gli dèi norreni come Odino, Thor e Freyja, dopo un secolo l’equilibrio con il cristianesimo era mutato profondamente. Nell’estate dell’anno 1000 i capi islandesi riunirono l’Althing nella tradizionale sede di Þingvellir nel tentativo di evitare una guerra civile tra cristiani e pagani. In maniera originale le parti decisero di affidarsi all’arbitrato di Þorgeir Ljósvetningagoði, il lawspeaker (oratore della legge) dell’assemblea, che era a sua volta un capo pagano. Þorgeir stabilì che l’Islanda sarebbe diventata ufficialmente cristiana, ma concesse tre importanti eccezioni per placare i pagani.

  1. L’infanticidio (l’esposizione dei neonati) rimaneva legale.
  2. Il consumo di carne di cavallo (un importante elemento dei banchetti rituali pagani) era ancora permesso.
  3. I sacrifici pagani erano concessi, purché celebrati in privato e lontano da occhi indiscreti.

Sulla via del ritorno verso la sua fattoria nel nord dell’isola, Þorgeir compì un gesto simbolico per sancire la sua decisione: prese gli idoli di legno degli antichi dèi nordici che possedeva e li gettò in una spettacolare cascata. Da quel giorno, quella cascata prese il nome di Goðafoss, ovvero “la cascata degli dèi”. Nel giro di pochi decenni, le concessioni temporanee al paganesimo (come i sacrifici privati) vennero gradualmente abolite e l’intera popolazione divenne cristiana. Si tratta forse dell’unico caso di conversione non violenta di una società al cristianesimo!

Il medioevo islandese è caratterizzato dalla produzione e trascrizione di numerose saghe. Scritte principalmente tra il XIII e il XIV secolo da autori rimasti per lo più anonimi, raccontano le vite, le faide familiari, gli amori e i viaggi dei primi coloni. Tra queste le più famose ed importanti per il valore storico sono la Saga di Erik il Rosso e la Saga dei Groenlandesi, che documentano la scoperta della Groenlandia da parte di Erik il Rosso e, soprattutto, i successivi viaggi di suo figlio Leif Erikson verso le coste del Nord America (chiamata Vinland, la terra del vino), circa 500 anni prima di Cristoforo Colombo.

L’età dell’indipendenza finì comunque presto a causa di insanabili lotte intestine tra vari potentati e dal 1262 l’isola ritrovò una stabilità sotto al corona norvegese. Passata sotto al Danimarca quando le corone danese e norvegese si unirono, l’isola visse isolata per vari secoli basandosi su un’economia di sopravvivenza, declino legato sia all’abbassamento delle temperature globali (la piccola era glaciale, dalla metà del XIV secolo alla metà del XIX secolo) sia al monopolio commerciale danese. Il punto più basso della sua storia fu raggiunto nel 1783 con l’eruzione del Laki. Il vulcano eruttò per otto mesi consecutivi liberando una nube tossica di fluoro e anidride solforosa che uccise l’ottanta per cento del bestiame. La carestia che ne conseguì, chiamata “le nebbie della miseria” (Móðuharðindin), uccise un quarto della popolazione islandese, spingendo la Danimarca a valutare addirittura la totale evacuazione dell’isola. Fu nel XIX secolo che lo spirito nazionalista europeo contagiò anche la remota Islanda portando prima ad una autonomia, sotto comunque la corona danese, e nel 1944 ad una piena indipendenza.

La popolazione consta di circa quattrocentomila abitanti, di cui due terzi vivono a Reykjavík. Per darvi ancor più l’idea della bassissima densità di cui accennavo all’inizio, ad Akureyri, seconda area urbana del paese e centro principale del nord, vivono meno di ventimila persone. Il meteo è quanto di più variabile possiate immaginare. Sebbene sia possibile incontrare turisti che per dieci-quindici giorni possano testimoniare un costante bel tempo, ebbene questa è un’eccezione. La norma è il continuo alternarsi di caldo e freddo, sole e pioggia durante la giornata estiva. Quasi ogni giorno del mio viaggio avrà piovuto almeno due volte. Spesso pioggia di poco conto e passeggera. Un paio di volte invece ha piovuto che Dio la mandava giù a secchiate 🤪

Il panorama è sempre abbastanza brullo e non vedrete mai alberi. La cosa notevole è che nella Saga di Íslendingabók (il Libro degli Islandesi), testo fondamentale per la storia islandese, l’isola viene descritta come coperta di boschi tra le montagne e la riva del mare. Al di là dei racconti della saga, i botanici stimano comunque che tra il 20 ed il 40% dell’isola fosse effettivamente coperto da boschi di betulla nana, una pianta che cresce al massimo fino ad un metro e venti centimetri di altezza. Queste piante erano state le uniche capaci di attecchire sul sottile strato di humus presente nelle zone più favorevoli dell’isola. I primi coloni però, abituati alle foreste di conifere della Scandinavia abbatterono queste piante per sfruttarne il legno ed allargare i pascoli. Gli eventi atmosferici dilavarono il terreno fertile lasciando l’isola con l’aspetto attuale. La conseguente inadeguatezza del suolo a sostenere colture estensive ed il clima invernale rimasto rigido per molti secoli hanno relegato l’economia dell’isola su livelli di mera sussistenza. Epitome di questa situazione è uno dei piatti tradizionali, l’hákarl (volgarmente tradotto con squalo putrefatto).

Lo squalo groenlandese accumula urea nella pelle per regolare la pressione osmotica e non congelare. Questo però ne rende le carni tossiche per l’uomo. La procedura di fermentazione ed essiccazione nota come hákarl lo rende commestibile.

Lo squalo groenlandese è un animale molto particolare con altre caratteristiche uniche. Se foste incuriositi, vi lascio questo video qui sotto estremamente esaustivo:

Abbiamo trovato in qualche emporio in vendita dei sacchetti contenenti cubetti di hákarl prodotto proprio per i turisti più temerari. Mi era stato anticipato che avrebbe avuto la consistenza di un formaggio gommoso condito di un potente sentore di ammoniaca 🤢 Nessuno nel gruppo ha voluto provarlo 🤪

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