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2014

Jerash

Nikon D90 con Nikkor 18-200 e iPhone 4s

26 Dicembre 2013

Partiamo il pomeriggio da Roma volando con Egyptair. Dopo uno scalo al Cairo con tempi un po’ troppo stretti per le coincidenze arriviamo in serata ad Amman. È tardi ed andiamo direttamente al nostro albergo, lo Shepherd Hotel (link qui). Pulizia e riscaldamento delle stanze lasciano a desiderare, ma il commento comune è che AnM non si sente appagata se non partecipa al concorso: residenze da sconsigliare nel mondo! 🤪

27 Dicembre 2013

La mattina conosciamo la nostra guida: Fuad. Come ho anticipato si è laureato in architettura a Milano e farà tutta la differenza durante il viaggio. Non solo per la sua preparazione e competenza emerse durante le visite ai siti archeologici, ma anche per la sua disponibilità a confrontarsi sulle differenze tra la vita in una democrazia laica e quella sotto una monarchia assoluta in un paese dove tutti sono credenti e praticanti. Fuad ci illustra qualcosa di Amman mentre ci districhiamo nel traffico per uscire dalla capitale.

La nostra prima tappa è Jerash, l’antica Gerasa. Conquistata dai romani nel 64 a.C. la città era sorta nel mezzo di una pianura molto fertile, ricca di ulivi e piante da frutto e fungeva da snodo per le vie carovaniere. Gerasa iniziò la sua lenta decadenza commerciale col fiorire delle tratte marittime per subire un colpo durissimo nel 747, quando un devastante terremoto la rase al suolo e ne determinò il declino definitivo. Coperte dalle sabbie, le sue rovine si sono così preservate sino a noi.

Entriamo nel sito attraverso l’Arco di Adriano, costituito da tre arcate ed alto undici metri, eretto per onorare la visita dell’imperatore romano Adriano alla città nell’inverno del 129-130 d.C. Da lì raggiungiamo la zona di maggior interesse archeologico, il Foro ovale. L’originale forma ellittica è legata alla necessità di collegare il Tempio di Zeus al Cardo Maximus, una strada colonnata lunga ottocento metri. Il foro è adornato da cinquantasei colonne ioniche che racchiudono una piazza di circa novanta metri per ottanta ed è lastricato con pietre calcaree di finissima qualità, che dal centro alla periferia diventano sempre più grandi. A queste strutture si affiancano due teatri, i resti di tre chiese di epoca bizantina ed il Tempio di Artemide che, con le sue undici colonne dai raffinati capitelli corinzi, risulta forse il monumento più fotografato del sito.

In tutta onestà debbo aggiungere anche un paio di note negative sul sito archeologico. La prima è più che evidente dalle fotografie: l’abitato moderno è sorto a ridosso delle rovine, creando un effetto visivo abbastanza straniante. In più, come ci spiega Fuad, molte rovine (soprattutto quelle lungo il cardo maximus, sono state ricostruite dai primi archeologi sfruttando resti di edifici diversi così da poter attirare il turismo. E questo impedisce di includere Jerash tra i siti patrimonio dell’UNESCO.

Nel pomeriggio Fuad deve lasciarci per una visita di condoglianze. Lo sostituisce un suo amico, un ragazzo palestinese anche lui laureato in architettura a Milano. Con lui siamo andati sul Monte Nebo. Secondo la tradizione, dalla sommità dei suoi ottocento metri il profeta ebraico Mosè, terminata la traversata del deserto, vide la Terra Promessa e proprio qui morì. In effetti la vista spazia dal Mar Morto alla Valle del Giordano, con la città di Gerico nascosta dalla foschia. E vi debbo dire che sono rimasto molto colpito da questo panorama. Non per la sua bellezza, è infatti un territorio che appare brullo visto dall’alto. Ma perchè ho considerato come da quando l’uomo ha iniziato a raccontare la propria storia, in questo paesaggio nulla sia cambiato. Da quando l’uomo ha iniziato ad organizzarsi in comunità complesse, chiunque sia salito sul Monte Nebo ed abbia fatto spaziare lo sguardo ha potuto scorgere lo stesso panorama: una valle, la stessa valle, magari chiamata in un altro modo. All’orizzonte verso sinistra una più vasta distesa d’acqua salata, il Mar Morto. E nella stessa posizione di ora, un villaggio oppure una cittadina o più tardi una città, Gerico.

Soprappensiero commetto una imperdonabile leggerezza riferendomi al panorama come Israele. E la reazione piccata della nostra guida, che animosamente ci sottolinea come per lui quella sia terra di Palestina occupata, mi ricorda quante divisioni e guerre hanno e continuano ad insanguinare questi luoghi antichi.

Sul monte sorge un santuario francescano , il Chiesa del Memoriale di Mosè, dove sono conservati degli affreschi di epoca bizantina che vorremmo ammirare. Ma al momento il santuario è in ristrutturazione e quindi possiamo vedere ben poco.

Nel pomeriggio raggiungiamo la città di Madaba per vedere, nella Chiesa di San Giorgio, il mosaico bizantino che rappresenta la mappa della Terrasanta. Unico difetto: troppa poca luce (soprattutto) e troppo grande il mosaico per fotografarlo 😅 Lungo la strada ci fermiamo anche in uno dei tanti negozi che sfruttano la presenza di luoghi santi (non siamo distanti da dove si narra che San Giovanni Battista battezzò Gesù Cristo) per vendere gadget a tema come Holy Water, l’acqua del fiume Giordano, o kit dedicati al culto cristiano.

28 Dicembre 2013

Ci alziamo di buon ora per goderci il sorgere del sole nel deserto. Ci imbacucchiamo ben bene e ci allontaniamo dal campo tendato. Quì è tutto un alternarsi di piste sabbiose e speroni rocciosi su cui arrampicarsi per dominare il paesaggio.

L’alba nel deserto è uno spettacolo me-ra-vi-glioso. Il sole sorge dando colore a tutto e trasforma man mano il paesaggio. Noi, immersi nel silenzio, siamo sparpagliati sulle varie creste rocciose assorti e ammutoliti da tanta bellezza.

Sorto il sole, dopo una abbondate colazione, esploriamo il vasto mare di sabbia e roccia che ci circonda. Scopriamo alberi rinsecchiti e forme originali della roccia, levigata dal vento e dalle intemperie.

All’ora concordata ci ritroviamo al campo tendato dove con jeep e camioncino andiamo a vedere le meraviglie che la natura ha creato nel Wadi Rum. Tra le tante formazioni rocciose particolari spicca un enorme arco sospeso chiamato Um Frouth. La roccia si può scalare facilmente per raggiungerne la sommità ed affacciarsi da questa passerella naturale su uno strapiombo di quindici metri!

Degustiamo un tè in una tenda beduina e da lì ci spostiamo in una zona dove le rocce presentano dei petroglifi raffiguranti esseri umani ed antilopi. Sempre in questa zona scaliamo delle dune sabbiose per divertirci a rotolare giù dalla loro sommità, dune che alcuni inglesi molto più organizzati di noi si divertono a discendere sulle tavole da snowboard. Tappa finale la casa di Lawrence, o meglio le rovine della presunta casa di T. E. Lawrence, il Lawrence d’Arabia agente britannico che guidò la rivolta araba durante la I Guerra Mondiale e che in questa abitazione avrebbe risieduto in quel periodo. Che sia la verità o meno, la struttura esercita su di noi un certo potere evocativo.

Tornati al Wadi Rum Village veniamo recuperati dal nostro autobus e per la sera siamo a Wadi Musa (il canyon di Mosè – qui è tutto un rimando continuo al Vecchio Testamento), la cittadina nei cui pressi sorge Petra. Prendiamo le stanze all’Edom Hotel (link qui), una location comoda perché strategicamente molto vicina all’ingresso del sito archeologico. Per compensare questa indubbia comodità ci ritroviamo con stanze raffazzonate 🤪 Salvo alcuni fortunati, molti di noi dormono sul letto direttamente dentro i sacchi a pelo 😅

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