29 Dicembre 2013

Oggi è il gran giorno, il giorno tanto atteso, quello dell’ingresso a Petra! Il tempo sta peggiorando e le nubi si addensano durante la giornata ma questo, ve lo anticipo, ci permetterà di esplorare senza pause per tutto il tempo concesso il sito archeologico. Petra occupa una valle incassata nella regione montuosa di Edom tra gli 800 ed i 1400 metri di altezza. D’inverno può fare freddo, piovere e la settimana scorsa ha anche nevicato! Fuad ci conferma però come solo fino alla primavera sia possibile visitare per intero l’immenso sito. Al contrario ad agosto buona parte dei turisti esca dall’ombreggiato canyon di accesso solo per fotografare il monumento più famoso, il Tesoro, per poi essere messi in fuga dal sole battente e dalle temperature micidiali.





Capitale dei Nabatei, Petra divenne uno snodo commerciale di fondamentale importanza per le rotte carovaniere tra Egitto, Arabia e Levante. La localizzazione della città veniva tenuta nascosta agli stranieri, tanto che era stata costruita una zona commerciale (Piccola Petra) dove far avvenire in sicurezza gli scambi e far sostare eventualmente gli stranieri. Costruita in un profondo canyon, accessibile solo percorrendo una lunga e stretta fenditura nella roccia (il Siq) era facilmente difendibile in caso di attacco e difficilmente avvistabile senza conoscerne i segreti. Le sentinelle infatti si appostavano nelle zone superiori del canyon, restando praticamente invisibili visto che era la stessa conformazione rocciosa della zona a celarle. Nel 106 d.C. Petra fu annessa all’Impero Romano. Nel 363 d.C. un forte terremoto danneggiò la città e l’avviò verso un lento declino, accentuato da ulteriori eventi sismici nel 551 e nel 749 d.C.. Petra tornò all’onore delle cronache durante le Crociate per poi cadere nell’oblio per più di cinque secoli e per essere rivelata al mondo moderno nel 1812 da Johann Ludwig Burckhardt, un viaggiatore svizzero.
Superato il cancello di ingresso seguiamo il viale dove sorgono varie bancarelle e negozietti. E subito ci si presenta il primo monumento, la Tomba dell’Obelisco che ci anticipa lo stile architettonico nabateo, una fusione di tratti assiri, egizi e greci. Nello specifico la tomba consiste di due zone. Una superiore composta da quattro obelischi ed una figura antropomorfa, oggi erosa dalle intemperie, che rappresentano le cinque persone sepolte nella tomba. Ed una inferiore, ricavata da una struttura molto più antica, dalla facciata decorata con colonne doriche che è conosciuta col nome di triclinio o sala da pranzo e dove tipicamente ogni anno si tenevano i banchetti per commemorare i defunti. Superato questo lungo viale d’ingresso raggiungiamo finalmente il Siq, il cui accesso è presidiato da due figuranti vestiti come due soldati nabatei.





Percorriamo a piedi questo lungo canyon chiamato Siq, ammirando i resti dei canali costruiti nella roccia dai Nabatei per raccogliere la scarsa acqua piovana. In una zona così arida ed impervia fu proprio l’ingegno di questa civiltà per raccogliere e conservare l’acqua piovana che permise loro di far crescere la città. Il Siq è un sentiero lungo un chilometro e mezzo, le cui strette e ripide pareti salgono fino a 200 metri sulla testa di chi lo percorre. Non presentando dislivelli il sentiero è percorribile tranquillamente a piedi, anzi Fuad ci sottolinea come d’estate sia letteralmente l’unica zona in ombra di tutto il sito archeologico. Comunque a pagamento si può approfittare di carrozze trainate da muli o si può percorrerlo a cavallo. E dato che gli arabi sono notoriamente spericolati, tocca stare attenti a non farci travolgere dalle carrozze 😬





Un po’ distratti dalle spiegazioni di Fuad sulle strategie messe in atto dai Nabatei per rendere abitabile la valle e mantenerne nascosta il più possibile la posizione, ci ritroviamo improvvisamente alla fine del Siq e davanti a noi la vista si apre improvvisamente sul el Khasneh al Faroun (il Tesoro del Faraone) lasciandoci senza fiato. Il nome è legato ad una leggenda di incerta origine secondo cui il Faraone egizio che inseguiva Mosè fosse riuscito con una parte delle sue truppe a sfuggire alla chiusura della acque del Mar Rosso e che avesse creato il monumento grazie ai suoi poteri magici, così da celarvi il suo tesoro e continuare l’inseguimento del profeta. Il tesoro sarebbe contenuto nell’urna decorata del secondo livello. I fori di proiettile visibili sull’urna sono una muta testimonianza di quanto alcuni beduini abbiano creduto alla leggenda e tentato di romperla a colpi di arma da fuoco così da recuperare il tesoro! Nella cultura di massa invece il Tesoro è apparso in molti film hollywoodiani, il più famoso dei quali è probabilmente Indiana Jones e l’ultima crociata, dove la facciata del monumento è stata utilizzata come ingresso al sacrario dov’è conservato il Santo Graal. Nella realtà il monumento era il mausoleo per il re nabateo Areta IV del I secolo d.C., successivamente usato come luogo di culto. Come già anticipato sullo stile architettonico nabateo, la facciata è un compendio di elementi architettonici egizi, romani, greci e siriaci.





Ripresici dallo stupore per l’apparizione del Tesoro siamo subito circondati da ragazzini ed adulti, intenti a vendere souvenir o ad offrire cavalcature su asino o cammello per proseguire l’esplorazione della valle. Fuad ci spiega che queste persone fanno parte di clan che una volta vivevano all’interno del sito e che da una decina d’anni sono state spostate in delle case a ridosso dello stesso.





Fuad ci invita a tenerli a distanza. Ci spiega che questi beduini appartengono ad un’etnia a se stante rispetto alle tribù del circondario e che, come spesso fanno da noi gli zingari, mandano i loro bimbi a chiedere l’elemosina o a vendere gadget ai turisti anzichè farli studiare. Cenciosi e spesso in stato di salute precaria, questi bambini tentano di vendere ai turisti per lo più gli stessi ciottoli di roccia multicolore che chiunque può tranquillamente raccogliere da terra.





Il sito è veramente enorme e dedichiamo questa prima giornata ai monumenti del fondo valle, che tra l’altro sono i più famosi, rimandando a domani quelli posti nelle zone più in altura. Superando il Tesoro ci inoltriamo lungo la Strada delle Facciate, che presenta sui due lati numerose tombe costruite con uno stile che ricorda l’architettura assira. Sono tutte scavate nella roccia, vuote all’interno ma ravvivate all’esterno da un ricco patchwork di colori legato alla natura della arenaria che compone queste pareti.





Alla fine della Strada delle Facciate troviamo il Teatro Romano. Costruito inizialmente dai nabatei oltre 2000 anni fa, fu scavato nella roccia dove prima sorgevano delle tombe che quindi andarono distrutte. Originariamente la cavea poteva contenere tremila persone distribuite su quarantacinque file. Dopo la conquista romana il teatro fu ampliato, com conseguente demolizione di altre tombe, così da portarlo ad accogliere ottomila spettatori, circa il trenta per cento degli abitanti della città. Superato il teatro troviamo le Tombe Reali, scavate all’interno delle falesie del massiccio dello Jebel al-Khubtha. Sono la Tomba dell’Urna, la Tomba di Seta, la Tomba Corinzia, la Tomba del Palazzo e la Tomba di Sesto Fiorentino (un governatore romano).





A questo punto la valle piega a sinistra e da qui si apre la Strada Colonnata, il decumano massimo di epoca romana costruito sulla vecchia strada nabatea. Lungo questa strada visitiamo il Tempio Grande, un grande complesso sacro con una scalinata ascendente, un grande ingresso fiancheggiato da colonne e una camera di culto interna con podio rialzato. Secondo Fuad il tempio romano aveva preso il posto del palazzo reale nabateo.





Fuad ci sottolinea come purtroppo la sorveglianza del sito in passato fosse poco attenta ed infatti ci fa notare come si possano scorgere graffiti e frasi amorose di coppiette in visita incise sulle pareti di alcune tombe. Il sole tramonta presto all’interno della stretta valle di Petra e a metà pomeriggio ci avviamo verso l’uscita. La sera dopo cena ci concediamo una bevuta al the Cave Bar (link qui), unico pub per turisti nelle vicinanze. Mi raccomando, controllate sempre il conto prima di pagare. I prezzi sul menù non comprendono tasse e servizio ed in più il cameriere sembra avere la tendenza ad arrotondare di qualche dinaro il costo dei drink 😎
30 Dicembre 2013





Stamane il cielo è nuvoloso ma il tempo tiene e ripassiamo velocemente davanti i monumenti visti ieri per dedicarci alle zone in altura. Quindi superato Siq, Tesoro e Strada delle Facciate imbocchiamo un sentiero all’altezza del Teatro Romano.





Inerpicandoci per questo sentiero costituito dall’alternarsi di molte scale di pietra raggiungiamo dei grandi obelischi scolpiti nella roccia. Superata questa zona arriviamo finalmente all’Altare del Sacrificio, un altare sacrificale detto anche al-Madbah o High Place of Sacrifice. I nabatei spianarono questa zona per ottenere una piattaforma dove erigere questo altare circolare, con accanto i catini di pietra contenenti l’acqua per lavarsi e purificarsi ed i canali di scolo per far defluire il sangue degli animali sacrificati. Fuad ci sottolinea come qui non avvenissero sacrifici umani, ma chi siamo noi per non effettuarne subito uno a favore di macchine fotografiche?!? 🤪 Comunque a parte la nostra idiozia, siamo veramente in alto e dominiamo la zona delle Tombe Reali.





La vista è spettacolare e dopo le foto di rito sul ciglio del burrone iniziamo a scendere lentamente passando di tomba in tomba. Ci fermiamo davanti la Tomba del Soldato Romano. È decorata con pilastri e colonne che incorniciano tre nicchie, di cui la centrale ospita una statua di un ufficiale militare, statua che da il nome alla tomba.





Durante la discesa incrociamo vari baracchini, capre e gruppi di ragazzini. In particolare un gruppo di fratelli (almeno pensiamo lo siano, visto che si muovono sempre insieme) che sono un concerto di colpi di tosse e che danno sostanza alle parole di ieri di Fuad sullo sfruttamento dei figli da parte delle famiglie.





Tornati a valle riprendiamo la Strada Colonnata per imboccare il sentiero di circo novecento gradini che ci porta al Monastero, altresì noto come Al-Deir. Sono molti i turisti che sfruttano gli asinelli per salire fin quassù ma noi ce la facciamo a piedi. Ci sono molti punti di ristoro lungo la salita dove bere un tè e riposarsi un po’. Alla fine siamo veramente soddisfatti quando raggiungiamo questo maestoso monumento, il più grande di Petra. Pensate che la sua facciata è larga quarantacinque metri e alta quarantadue. Probabilmente era la tomba del re nabateo Obodas I, divinizzato dopo la morte. Successivamente l’edificio fu riutilizzato come monastero dai cristiani che gli attribuirono il nome attuale.
Terminiamo la nostra visita che inizia a piovigginare. Dato che la sera piove abbondantemente il tour notturno che abbiamo prenotato (prevedeva di percorrere il Siq e raggiungere il Tesoro illuminati dalle candele) viene annullato 😰
31 Dicembre 2013

Stamane ha smesso di piovere ma Wadi Musa è avvolta nella nebbia fittissima e la temperatura è scesa ulteriormente 🥶





Prima di ripartire andiamo a visitare il sito di Piccola Petra o Siq al-Barid. Da quello che ci racconta Fuad questa zona fungeva da mercato e da zona alberghiera per le carovane, così da lasciare nascosta la città principale. Ha in piccolo la stessa struttura di Petra, con uno stretto canyon di accesso ed una valle in cui sono state scavate varie strutture. Il monumento principale è la Casa Dipinta, così chiamata perchè conserva alcuni rari dipinti nabatei sopravvissuti nei secoli.





Nel pomeriggio raggiungiamo il Mar Morto, un lago salato che si trova nella depressione più profonda della Terra, a circa 430 metri sotto il livello del mare. Ed infatti la temperatura esterna sale notevolmente rispetto a quella di stamattina a Petra – passiamo dalle giacche a vento alla maglietta – e Fuad ci fa notare come qui intorno si coltivino pomodori. Ci fermiamo al Amman Beach – Dead Sea, uno stabilimento dove consumiamo un rapido pranzo a buffet per poi andarci a bagnare nelle acque del Mar Morto. La concentrazione di sale è tale che, come noto, si galleggia oltre ogni aspettativa. Fuad ci avverte di fare attenzione a non bagnarci gli occhi perchè brucerebbero. Io comunque provo ad assaggiare l’acqua e la trovo amarissima.



In serata siamo di nuovo ad Amman. Fuad ci spiega che i musulmani non festeggiano il nostro capodanno. C’è una preghiera dedicata in moschea, questo si. Ma il primo dell’anno è un giorno feriale come tanti. Ma ad Amman i meno ligi alle prescrizioni del Corano ne approfittano per fare baldoria e bere alcolici. Prima di cena facciamo un giro nel centro di Amman, dove c’è un bellissimo anfiteatro romano ottimamente conservato ed ancora in uso (ma a quest’ora chiuso 😬). Andiamo a cena al Zorba Touristic Restaurant. Il locale è pieno per il Capodanno. Il nostro è però il solo tavolo misto. A tutti gli altri tavoli siedono solo uomini. La condizione della donna resta problematica anche in un paese moderato come la Giordania.
La nostra è una cena normale con menù tradizionale: vari antipasti e spiedini di carne di pecora. Noi abbiamo vino e spumante acquistati nel pomeriggio al duty free di Amman (si, c’è un duty free in città e non solo in aeroporto). Agli altri tavoli portano bevande sicuramente alcoliche, ma in caraffe di terracotta per salvare la forma. Sono tutti sono molto allegri e chiassosi e dopo la mezzanotte parte un allegro trenino tutto maschile per il locale 😂 Verso l’una la festa è finita e torniamo in hotel.
1 Gennaio 2014
Si torna a casa. L’Egyptair ha problemi con i suoi voli e partiamo da Amman per il Cairo con quattro ore di ritardo. Usciti dall’aereo noi romani veniamo radunati da un addetto dell’aeroporto che ci dice: correte dietro di me! E scappa via 🏃🏻♂️ Saliamo trafelati sull’aereo per Roma e praticamente non facciamo in tempo a sederci al nostro posto che l’aereo inizia il rullaggio! Il resto del gruppo diretto a Milano invece è costretto a pernottare all’aeroporto del Cairo e deve rientrare il giorno dopo. Comunque questo è stato l’unico inconveniente del viaggio che, per il resto, è riuscito benissimo, permettendomi di conoscere degli splendidi compagni di viaggio a cui va il mio ringraziamento ed il mio saluto 😄
Puoi tornare alla tappe principali del viaggio grazie al menu qui sotto




