30 aprile 2024

Il nostro viaggio prosegue lasciando la Cappadocia per dedicarsi ad alcune tappe nella Provincia dell’Egeo turca. La tappa di oggi prevede un lungo spostamento per raggiunge Hierapolis – Pamukkale.




Hierapolis era un’antica città termale. Qui infatti sgorgavano – e sgorgano – acque minerali a 35 gradi e nell’antichità si attribuivano a queste acque proprietà curative. Ma al di là dei resti archeologici disseminati nell’area, nei millenni queste acque hanno depositato una montagna di calcare bianco. Infatti Pamukkale in turco vuol dire castello di cotone. Le acque minerali sono ricche di elementi come idrocarbonato, calcio e biossido di carbonio che, una volta depositati, assumono questo colore bianco così simile a quello del cotone dando vita ad una serie di terrazze che, quando piene d’acqua, assumono l’aspetto di tante piscine turchesi. Solo alcune delle decine di piscine naturali sono piene d’acqua, e lo sono solo in alcuni periodi dell’anno e del giorno. Tutto ciò è dovuto al programma di recupero e preservazione del sito, dopo anni di sfruttamento turistico incontrollato che ne ha messo a repentaglio l’esistenza.




Bahar ci illustra la storia di Hierapolis e Pamukkale dopodiché pranziamo nel sito e ci dedichiamo sia all’esplorazione archeologica, sia al nutrire i nostri profili social con le giuste foto con le piscine bianche come sfondo. In aria vediamo i parapendii, che permettono ai turisti di ammirare il castello di cotone dall’alto.




Ma siamo dei principianti perché qui tra i turisti ci sono le ragazze asiatiche. Mentre noi ci intestardiamo in banali foto di gruppo ed in qualche timida foto posata, in pantaloncini o al massimo in costume, loro invece sono organizzatissime. C’è l’amica che scatta con lo smartphone e la influencer col vestitino giusto e con le pose studiate che si presta per lo shooting. Se fossimo stati in gara ci avrebbero asfaltato senza problemi 😬


C’è anche il baracchino per la foto definitiva: con le ali d’angelo!!! Purtroppo durante la nostra permanenza nessuna volontaria si fa avanti per conquistare la palma d’oro del trash più assoluto 🤪
Scattato lo scattabile siamo pronti per raggiungere il nostro albergo, che è un hotel termale qui vicino, l’Heracles Termal Otel (link qui). Vasca termale e vasca idromassaggio comprese nel prezzo e massaggi e spa a pagamento. Relax totale e ottima cena a buffet la sera.
1 maggio 2024

La mattina guardando fuori dalla finestra scopriamo che anche qui si alzano in volo delle mongolfiere. Giornata di grandi spostamenti oggi con due visite archeologiche.




Prima tappa la città di Aphrodisias. La città prende il nome dal suo tempio dedicato alla dea dell’amore Afrodite, patrona del luogo. Girando nel sito con Bahar a farci da guida ammiriamo le colonne del tempio di Afrodite, il teatro, l’odeon e, soprattutto, lo stadio da 15000 posti di capienza.




Bahar ci spiega che gli artigiani di Aphrodisias erano specializzati nella produzione di sarcofagi. Viste le tempistiche di cava e scultura dei manufatti, in caso di necessità si necessitava di un abbozzo già pronto. E questo si produceva qui. Sarcofagi e statue abbozzati, da rifinire al bisogno con i tratti del defunto, con spazi vuoti pronti ad accogliere le epigrafi dell’occasione.
Ma Afrodisias è famosa anche per un altro motivo che nella visita si rischia di apprezzare poco. I resti del tempio centrale della città presentano un notevole numero di tavole (ora conservate nel museo ed in parte riprodotte e tradotte nel sito) dove erano trascritti i prezzi a cui attenersi per la compravendita dei beni commerciabili. Di qualunque bene commerciabile. Questa è la testimonianza del tentativo attuato nel III secolo dagli imperatori romani di arginare la crisi economica legata all’esplosione dell’inflazione. I romani non conoscevano il concetto di inflazione e si ritrovarono in una situazione in cui non riuscivano più a controllare il valore della moneta. Tra i vari tentativi che posero in atto ci fu quello di calmierare i prezzi e qui se ne è ritrovata la principale testimonianza archeologica.
Dopo aver pranzato al Agora Restaurant (link qui) entriamo nel sito archeologico di Efeso.




Mentre ad Afrodisias eravamo i primi turisti della mattina e ci siamo goduti il sito praticamente vuoto, ad Efeso nel pomeriggio c’è il delirio. Come nell’altro sito, anche qui Bahar ci sottolinea come le vie fossero tutte porticate per proteggere gli abitanti dal sole e come ci fossero cisterne a cielo aperto sia per depurare l’acqua dalle impurità sia per donare frescura all’ambiente.


Inutile dire che adesso non è così e che già ora in primavera il sole picchia da paura!!! Efeso era una delle più importanti e grandi città ioniche, capitale dal 129 a.C. della provincia romana di Asia e l’imponenza delle rovine giunte fino a noi ne è piena testimonianza. La Biblioteca di Celso venne fatta costruire agli inizi del II secolo d.C. dal console Gaio Giulio Aquila in onore del padre poco dopo la sua morte. Si pensa che ospitasse circa 12.000 rotoli di papiro, il che la rese la terza biblioteca al mondo per numero di volumi, dopo quelle di Alessandria d’Egitto e di Pergamo, altra città della provincia romana di Asia, situata circa 200 chilometri più a nord. Il Teatro di Efeso invece presenta una capienza fino a 25000 spettatori ed era il più grande teatro dell’Asia Minore.



Visitiamo inoltre una zona coperta che preserva le Domus terrazzate, testimonianza di un quartiere residenziale dove risiedevano le famiglie più ricche e nobili, con domus che presentano ampi saloni decorati con affreschi, mosaici, marmi ed altri elementi della miglior qualità.
Terminata la visita proseguiamo verso la costa fino ad Izmir, dove alloggiamo al Mira Otel (link qui). Facciamo un giro in centro per trovare dove cenare e ci fermiamo al Cute Gastropub (link qui). È l’unico posto un minimo defilato dalla movida dove troviamo posto per tutto il gruppo e temiamo che sia pessimo. Ci dobbiamo ricredere. Scelta forse limitata nel menù ma mangiamo bene. Dopo cena gironzoliamo un po’ per finire la serata a bere un drink al Şımarık Meyhane (link qui), una brasserie dove veniamo coinvolti dalla figlioletta del proprietario a ballare le danze turche 💃🏻🕺🏻
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