8 Agosto 2021

Ci spostiamo a Svolvær, nelle Lofoten. Prendiamo subito possesso delle nostre case al Lofoten Feriesenter (link qui) e ci dividiamo: un gruppo rallenta il ritmo e con un’auto si dirige con calma verso una spiaggia. Io e gli altri approfittiamo della splendida giornata di sole per un trek.

Ci è stato consigliato il trek sul monte Fløya, chiamato Djevelporten, la Porta del Diavolo! Roberto, il capogruppo, aveva letto su una relazione del 2019 che era un trek che nella sua parte iniziale andava bene anche per i pigri. Ma o chi l’aveva scritto intendeva un altro trek oppure intendeva il tratto di 30 metri dal parcheggio ai primi gradoni. Degli sherpa nepalesi infatti avevano reso più agevole la parte iniziale della salita scavando dei gradoni nella roccia: i Djeveltrappa, le scale del diavolo! Finito lo scalone tocca salire facendo presa sui sassoni di una parete non del tutto agevole e solo poi il sentiero si inerpica più dolcemente verso la sommità dove, se il vento non ti butta di sotto, puoi godere del bel panorama. Anche qui pieno di coppie nordiche che zampettano in salita ed in discesa, allenatissime. Incrociamo pure tre donne incinte che scalano senza problemi. Questa volta mi sono ricordato di avviare Wikiloc e qui potete dare un’occhiata al percorso.
Scesi dal Djevelporten notiamo una spiaggetta e decidiamo di metterci il costume e riposarci un po’. Scendendo notiamo quanto sia avanti il cashless norvegese. Siamo su una spiaggetta sotto la strada, si accede da un piccolo slargo e siamo fuori dal piccolo villaggio di Svolær. Però ci sono ben due bagni pubblici (tra l’altro grazie ad un qr code si accede a questa mappa qui con tutti i bagni pubblici delle Lofoten) che possono essere sfruttati al costo di 10 NOK (1 euro) l’uno, pagando SOLO col la carta di credito. Visto che fa caldo e che i norvegesi fanno il bagno, decidiamo di provarci anche noi. Potete già immaginare come sia andata a finire: tuffo in acqua a (stimati) 12 gradi, imprecazioni varie e poi stesi al sole a ridere.
Ci riuniamo con l’altra macchina direttamente ad Henningsvær, che qualcuno ha letto essere definita la Venezia delle Lofoten (risate, prego 😂). È una delle più rinomate località turistiche delle Isole Lofoten ma, appunto, è un villaggio diviso in due da un canale. Prima che il turismo cambiasse il volto di questa parte della Norvegia, Henningsvær era un importante base di partenza dei pescherecci di merluzzo. Potevano essercene così tanti all’ancora nel canale da permettere a chiunque di spostarsi a piedi da parte a parte senza mai toccare l’acqua. Ma adesso è una elegante cittadina piena di locali per bere un drink e di negozietti. Il meteo nel frattempo è cambiato sempre più e neanche finiamo il nostro aperitivo che inizia a piovigginare e la temperatura è ormai precipitata a 12 gradi, dai 25 della mattina.
Mentre rincasiamo ci fermiamo a visitare la Cattedrale delle Lofoten, o Vågan Kirke se proprio amaste i nomi norvegesi 🤪 È la seconda chiesa in legno più grande della Norvegia ed è stata chiamata appunto Cattedrale delle Lofoten perchè, quando fu costruita nel 1898, era stata pensata per poter accogliere tuti i pescatori stagionali che accorrevano al vicino villaggio di Kabelvåg ogni anno.
9 Agosto 2021

Stamane escursione in barca per vedere le aquile di mare! Abbiamo appuntamento al porto con il tour operator Go2Lofoten (link qui). Prima di imbarcarci andiamo nella sede del tour operator dove ci danno le tute termiche da indossare sopra i vestiti, i giubbotti di salvataggio, guanti, cappelli ed occhiali per il vento. Sì, perché ci spostiamo su un motoscafo appositamente attrezzato, con due file di sedili di quelli che permettono di sollevarsi sulle gambe quando bisogna attutire un balzo sulle onde. Dopo essere usciti dal porto ci inoltriamo nel fiordo Raftsundet, a nord di Svolvær. Stig, il nostro skipper, ci fa notare le aquile appollaiate su uno sperone roccioso. Dopodiché le attira buttando del pesce in acqua. Sono due splendide aquile che volteggiano e che si tuffano con la grazia tipica di questi rapaci. Un vero spettacolo!
Poi ci spostiamo nel Trollfjord, un fiordo largo solo cento metri ma circondato da montagne con cime che superano i mille metri. Il paesaggio è spettacolare. Stig approfitta per raccontarci della Battaglia del Trollfjord, una famosa protesta che vide contrapposte le prime aziende proprietarie di pescherecci a vapore ed i pescatori tradizionali delle Isole Lofoten. Nel 1890, mentre il grosso dei pescatori ancora utilizzava piccole barche di proprietà, mosse con remi e vele, erano sorte le prime compagnie industriali di pesca, che si erano attrezzate con moderne navi cabinate a vapore, navi che permettevano di stendere lunghe reti che chiudevano l’ingresso dei fiordi. Così fecero all’ingresso dello stretto Trollfjord, impedendo nel contempo l’ingresso ai pescatori indipendenti. Questi insorsero andando all’assalto delle navi a vapore. L’insurrezione e le forti proteste che seguirono spinsero il governo norvegese a vietare la “pesca a chiusura” dal 1893.
Nel pomeriggio raggiungiamo il Lofotr Vikingmuseum (link qui) a Bøstad. Come in Finlandia anche qui la parte prettamente museale è minimale. La vera attrazione sono la ricostruzione di una lunga casa vichinga, con arredi, suppellettili e figuranti che tessono o che vi cucinano una zuppa. E il sentiero che porta al lago, dove si trovano le ricostruzioni di due navi vichinghe.
Il tempo volge al brutto, raggiungiamo Eggum, dove sarebbe previsto un altro trek per raggiungere Unstad ma desistiamo, perché farlo sotto la pioggia battente avrebbe poco senso.
Finalmente raggiungiamo Ramberg Gjestegård (link qui), a Ramberg appunto. Qui abbiamo due case intere ed una cabin sulla spiaggia e… ce la giochiamo a sorte: sono tra i vincitori 🎉 Sicuramente è piccola e non ha i confort delle case (delle piazze d’armi con divani, poltrone, verande) ma posso godermi il lungo tramonto proprio davanti casa!
10 Agosto 2021

Questa di Ramberg è l’unica volta che restiamo due giorni nello stesso posto per dormire. La mattina il gruppo si divide ed in quattro: io, Roberto, Beatrice e Luca prendiamo una macchina e, nonostante il tempo incerto, raggiungiamo la cittadina di Reine. Prima di arrivare però ci fermiamo, colpiti dallo scenario, ad Hannøy, un piccolo villaggio di pescatori abbandonato, restaurato e trasformato in un albergo diffuso: Eliassen Rorbuer (link qui) – per curiosità rorbuer vuol dire capanna dei pescatori in norvegese.
Dopo una passeggiata e qualche foto ad Hannøy proseguiamo e raggiungiamo Reine. Parcheggiamo, paghiamo come al solito col sangue il parcheggio e scaliamo il Reinebringen. È un sentiero di milleseicento gradoni, pure questi scavati dai soliti sherpa del Djevelporten, che sale per un dislivello di quattrocento metri (per le info di Wikiloc andate qui). Tu sali, sali, sali… non arrivi mai e ti chiedi perché mai tu stia facendo tutto ciò! Poi arrivi in cima e all’improvviso… vabbè, le foto parlano da sole 😉
Scesi dal Reinebringen ci raggiunge il resto della banda ed insieme andiamo ad Å i Lofoten. Come accennavo all’inizio å si pronuncia come la o della parola cosa. È anche l’ultima lettera dell’alfabeto norvegese e per questo viene utilizzata per indicare la fine di qualcosa. In questo caso: l’ultimo villaggio delle Lofoten. E dato che ci sono altre cittadine chiamate Å in Norvegia, si specifica che è quella delle Lofoten, i Lofoten appunto. Prima fermata: il Museo dello Stoccafisso! Debbo dirlo: è dall’inizio del viaggio che mi chiedo che razza di museo possa essere questo. Beh, in effetti le premesse erano pessime ma la riuscita invece è stata ottima. Arriviamo ed entriamo. C’è un odore forte perché è pieno di stoccafissi e teste di pesce essiccati. L’anziano proprietario, Steiner Larsen – che parla italiano perché vanta un diploma all’Università per Stranieri di Perugia – ci dice che si paga in contanti. Corone o euro, ma in contanti. Questa è stata l’unica volta che ci hanno chiesto dei contanti. Finora erano o opzionali ma non utilizzati o espressamente rifiutati 🤷🏻♂️ All’interno del museo si trovano parti di antiche imbarcazioni usate per la pesca del merluzzo e diverse specie di stoccafisso pescato nell’arcipelago delle Lofoten. Ma mentre avanziamo perplessi in mezzo a questo spazio, il proprietario ci invita a precederlo al piano di sopra, ci fa sedere e ci racconta la sua storia e quella dei pescatori delle Lofoten. Perché è questo il vero contenuto del museo: la storia della pesca dello skrei. Steiner è stato un fiume in piena, una fonte inesauribile di informazioni e di notizie che abbiano a che fare con la pesca del merluzzo, con i suoi metodi di produzione, con l’esportazione, la sua cultura e le sue tradizioni. A compendio del suo racconto abbiamo poi visto un vecchio documentario francese (dove compare fugacemente anche un giovane Steiner impegnato nella pulitura dello skrei) in cui abbiamo visto rappresentato molto di quello che ci aveva raccontato, ma avendo finalmente gli strumenti per comprenderne il significato. Tra l’altro abbiamo scoperto che il mercato italiano ha delle regole ferree in fatto di stoccafisso, che nell’Italia settentrionale si esporta solo il merluzzo magro, messo ad essiccare ad aprile, che in Meridione si preferisce il merluzzo essiccato più a lungo e che di conseguenza si riesce a conservare per più tempo. Sarebbe stato bello riprenderlo o prendere appunti ma, ovviamente, Steiner ce l’ha espressamente proibito.
Visitiamo il villaggio di Å e poi andiamo a pranzo all’Anita’s Seafood di Sakrisøy (link qui), un posto fantastico sia per mangiare sia per acquistare i prodotti locali.
11 Agosto 2021

Oggi lasciamo le Lofoten per tornare nell’arcipelago delle Vesterålen. È difficile per noi distinguere Lofoten e Vesterålen: sicuramente le seconde sono più grandi ed il paesaggio è meno brullo delle prime. Ma comunque sono le une il proseguo delle altre e con la storia dei ponti che collegano tutte le isole è veramente difficile rendersi conto su quale isola o arcipelago ci si trovi ogni volta. Oggi almeno prendiamo un traghetto e questo contribuisce a darci l’idea di aver cambiato gruppo di isole. Partiamo con calma e facciamo una lunga sosta su una bella spiaggia di sabbia bianca che ci colpisce mentre passiamo dalle parti di Leknes.
Per il tardo pomeriggio raggiungiamo Nyksund dove alloggiamo nella historical guesthouse dell’Holmvik Brygge (link qui). Una volta entrati sembra di essere catapultati nel passato, di essere veramente negli alloggi dei pescatori di skrei delle cartoline in bianco e nero che vediamo spesso in giro. Nyksund in passato era infatti una delle più importanti basi per i pescatori delle Vesterålen. Negli anni ’70 una tempesta distrusse completamente il molo ed il governo decise di incentivare il trasferimento degli abitanti a Myre. Di conseguenza Nyksund divenne una città fantasma e velocemente le costruzioni iniziarono a decadere, preda di vandali e delle intemperie. Negli anni ’80 un gruppo di giovani provenienti da tutto il mondo e coordinati da un progetto internazionale l’ha riportata a nuova vita, dotando il villaggio di energia elettrica e spingendo alcuni imprenditori ad avviare nuove attività commerciali – come la struttura dove alloggiamo. Ora Nyksund è un vero villaggio da cartolina, risorto a nuova vita grazie al turismo.
12 Agosto 2021

Nuovo spostamento con cambio di isola: da Langøya ad Andøya. Destinazione Andenes. Lasciamo i bagagli al Sirena Guest House (link qui) e raggiungiamo presso il porto la sede della Hvalsafari (link qui). Oggi pomeriggio infatti è programmata l’escursione per avvistare le balene! Capodogli in realtà… Ma andiamo con ordine: prima di imbarcarci una delle addette della Hvalsafari ci accompagna in un tour del loro museo, approfittandone per darci molte spiegazioni sull’esperienza che stiamo per vivere. Intanto ci spiega che l’isola di Andøya è molto vicina alla scarpata continentale, quindi basterà una mezz’oretta di navigazione per essere già in acque profonde. E quella è zona di caccia dei capodogli, giganti cacciati in passato dalle baleniere per l’olio che si poteva ricavare dallo spermaceti (l’organo che regola la galleggiabilità di questi animali e che sfruttano anche per la ecolocalizzazione delle loro prede). I capodogli riposano 5-7 minuti in superficie – e li si vede sfiatare – dopodiché si lanciano in verticale nelle profondità mostrando la mitica coda che si immerge. Ci spiegano anche che la nave è fornita di un paio di ecoscandagli per poter captare i segnali dei capodogli e poter fare rotta verso di loro. Capiamo subito il perché del “soddisfatti o rimborsati” del loro marketing: è impossibile non intercettare almeno un capodoglio.
Ammiriamo anche l’enorme scheletro di un capodoglio spiaggiatosi anni addietro. Impressionante! Dopodiché veniamo imbarcati su una grossa nave – quello che probabilmente era stato un peschereccio – ed partiamo. Dopo un’oretta di navigazione intercettiamo un paio di esemplari e riusciamo a godere della vista di ben tre immersioni.
13 Agosto 2021

In mattinata andiamo a Bleik. Qui c’è una bella spiaggia ma soprattutto da qui partiamo per un altra escursione, quella per vedere le pulcinelle di mare (o puffins in inglese). Il tempo è abbastanza brutto ma ancora non piove. Così salpiamo ed in effetti vediamo molti puffins nuotare e pescare in mare. Sono gli ultimi giorni prima che migrino e purtroppo ormai le uova si sono schiuse e non avvistiamo nidi a terra. Un peccato perché in mare effettivamente sono sempre abbastanza distanti per poterle ammirare per bene. Mentre rientriamo inizia a piovere ma ormai quello che ci resta da fare è solo il lungo trasferimento a Tromsø. Una traversata in traghetto da Andøya a Senja e poi una guida tranquilla fino a destinazione.
A Tromsø alloggiamo al Smarthotel Tromsø (link qui). Come accennavo all’inizio del mio racconto, stavolta non siamo fortunati: ci tocca pagare la sosta delle auto e fatichiamo a trovare un posto per cena. Per fortuna il NYT (link qui) ha spazio sufficiente per noi in una sala interna. È venerdì sera e, dopo cena, incontriamo molti ragazzi che girano in gruppo ridendo e bevendo: il classico venerdì sera del mondo anglosassone, tutti mezzi sbronzi o sbronzi del tutto. Dopo cena ne approfitto con Beatrice e Luca per una birra all’Ølhallen (link qui), il pub della fabbrica locale di birra Mack.
14 Agosto 2021
Mattina in giro per Tromsø, visto che abbiamo l’aereo per Oslo nel pomeriggio. Esco presto la mattina e mi giro praticamente tutto il centro prima che persone e macchine l’invadano.
Ne approfitto per andare visitare il Polar Museum (link qui). Dei pochi musei visitati è quello che mi piace di più. Contiene tantissime cose: diorama della vita dei cacciatori di foche e di orsi bianchi nell’ostile ambiente artico delle Isole Svalbard. Cimeli di Amundsen, l’esploratore norvegese che raggiunse per primo il Polo Sud. Mi colpisce moltissimo lo scheletro di un tricheco: enorme!!!
Nel pomeriggio aereo per Oslo, treno per il centro, prendiamo le stanze all’Anker Hostel (link qui) e poi… viaaaaaa nella movida del sabato sera ad Oslo!!! La zona dei locali è piena di giovani che si divertono. Unico nostro problema è che abbiamo fame e le cucine non lavorano più dopo le 22. Ma anche a questo c’è una soluzione: l’Oslo Street Food (link qui). Quella che era la più grande piscina coperta di Oslo è stata trasformata nel tempio dello street food. Sedici diverse bancarelle aperte fino alle 23 😎 Dopo aver mangiato ce ne andiamo in giro per il centro e la zona del porto, ammirando la cattedrale, l’Opera House ed alcune bellissime imbarcazioni all’ancora.
Puoi tornare alla tappe principali del viaggio grazie al menu qui sotto
