E alla fine ce l’ho fatta. Sono stato per la prima volta a Berlino. L’occasione propizia è stato il weekend lungo legato al primo Maggio. Voi direte: ma come?!? La prima volta a Berlino per te?!? Hai girato mezzo mondo e non eri mai stato a Berlino finora?!? Ebbene no! Cosa dire a mia discolpa? I casi della vita… Altre volte avevo progettato di andarci ma poi era sempre intervenuto qualche imprevisto a far saltare i piani. Stavolta invece è andato tutto liscio. Anche il tempo ha collaborato. Sole o al massimo qualche pioggierellina sporadica.
Tre giorni non sono ovviamente sufficienti a vivere appieno una qualunque capitale europea, figuriamoci una capitale culturalmente viva come Berlino. Sono però stati sufficienti a farsene un’idea, a vedere i principali musei, a fare un giro al famoso zoo, ad assaporare la vita notturna e la cucina teutonica.

Ma soprattutto tre giorni sono stati più che sufficienti a farmi riflettere su un fantasma del passato: il Muro di Berlino. Il muro per me non è esattamente qualcosa di studiato a scuola. Lo rammento. Rammento la Germania divisa in due. La Repubblica Federale Tedesca con capitale Bonn e la Repubblica Democratica Tedesca con capitale Berlino Est. Rammento il mondo spaccato in due, il noi ed il loro, quell’Impero del Male di reaganiana memoria dove tutti giravano sulle stesse automobili, le Trabant, e dove non esisteva il consumismo. Ma neanche la libertà. La Guerra Fredda combattuta in giro per il mondo – le guerre in Afganistan o in Angola, il Cile di Pinochet, ecc. – il tutto cristallizzato nel Muro che spaccava in due Berlino.




Girando per la città ci sono zone dove è veramente arduo immaginarselo – grazie anche alla massiccia opera di riqualificazione urbana del centro storico della città. Potsdamer Platz è uno di questi luoghi. Centro pulsante della vita berlinese nell’anteguerra, trasformato in un non luogo dal Muro ed ora sede della movida. Girando in piazza non riuscivo assolutamente a rendermi conto come per ventisette anni quello spazio fosse stato terra di nessuno.
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